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LA SCONFITTA DEL PRESIDENTE

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Questo cinepanettone proprio non ci piace. Non fa neppure sorridere. Si dirà: ognuno con i propri denari fa quello che vuole, ed è vero. Ma l’eleganza, il buon senso, la gestione del club e del gruppo devono essere la stella polare per ogni dirigente. In questo pasticciaccio sotto il cielo del San Paolo non ha perso Carlo Ancelotti, ma Aurelio De Laurentiis. Che prima ha duramente bacchettato i giocatori, colpendoli nel bene supremo (il portafoglio) ma poi, dovendo prendere una decisione forte nei confronti della piazza, ha scelto di sacrificare l’allenatore. E con ogni probabilità l’esonero di Ancelotti (uno che ha vinto tutto e che, vedrete, tra poco sarà di nuovo su una panchina di prestigio) farà da preludio a un lieto fine, tarallucci e vino, della spinosa questione delle multe agli ammutinati del ritiro. Come dire, vi ho cambiato allenatore, adesso ripartiamo senza polemiche. In questa storia abbastanza triste entra anche Rino Gattuso, persona perbene che nulla c’entra con i veleni di Castelvolturno, e che non poteva dire no a un treno come questo, che nella vita difficilmente passa due volte. A Ringhio non manca il carattere, ma si troverà a gestire una squadra divisa in quattro tronconi: scontenti, attendisti, aventiniani e aziendalisti. Con un campionato ormai andato e una Champions come unico, vero, obiettivo. Carletto, l’uomo arrivato per vincere tutto, è già lontano. —

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