Gioco
Pistoiese leader europea dei pareggi. Ma non tutti sono stati da buttare...
Quello ottenuto dagli arancioni domenica scorsa contro l'Arezzo è stato il nono negli ultimi 15 incontri in Serie C
PISTOIA. A cavallo tra il 2004 e il 2005 su giornali e notiziari sportivi si faceva un gran parlare di "pareggite": ad essere colpita da questa nuova patologia pallonara fu la prima Inter di Roberto Mancini, che riuscì a pareggiare 12 delle prime 16 partite del campionato. Un valore assolutamente anomalo, che in statistica sarebbe definito "outlier", soltanto parzialmente rientrato nei ranghi alla fine della stagione (18 "X" totali che valsero comunque il record di maggior pareggi in Serie A nei campionati a 20 squadre, poi eguagliato dall'Empoli 10 anni dopo). In realtà il termine "pareggite" arrivava da lontano: precisamente dalle pagine sportive dell'Unità del 4 aprile 1967, dalle quali spuntò fuori questo neologismo in riferimento al neopromosso Mantova, che pareggiò 22 partite su 34: una squadra, quella virgiliana, imperniata sulla rocciosa difesa guidata in campo dall'emergente portiere Zoff, che conquistò uno sbalorditivo nono posto.
Venendo ai giorni nostri, la Pistoiese di Giuseppe Pancaro non ha certo raggiunto le vette inesplorate toccate dalla squadra dell'attuale c.t. della Nazionale (adesso affetto da "vittorite", visto un girone di qualificazione all'Europeo da schiacciassi) e prima ancora da quella del compianto Cadé (che i tifosi milanisti ricorderanno sulla panchina gialloblù nella "Fatal Verona"), ma quello ottenuto dagli arancioni domenica scorsa contro l'Arezzo è stato il nono negli ultimi 15 incontri in Serie C. A conti fatti, il numero più elevato nei principali campionati professionistici europei (in coabitazione con Nancy e Grenoble in serie B francese e il Deportivo La Coruna in Serie B spagnola) nonché in assoluto di quello italiano (seguono a quota 8 Renate, Pro Patria, Gubbio e Reggiana).
NON TUTTI I PAREGGI VENGONO PER NUOCERE.
Alla voce "pareggite", Treccani afferma: "Tendenza di una squadra di calcio a pareggiare un gran numero di gare, vista come una specie di malattia". L'accezione negativa del termine è andata affermandosi nell'era dei tre punti a vittoria, una rivoluzione che ha di fatto svalutato il "pari e patta" in nome dello spettacolo. Eppure sarebbe ingiusto parlare negativamente dei pareggi della Pistoiese. O almeno, della sua totalità. Perché se gli X casalinghi contro Gozzano, Renate (entrambi salvati dal portiere Pisseri nel recupero con due rigori neutralizzati) e Giana non hanno certo scaldato il cuore dei tifosi arancioni, quelli con Como e Arezzo ma soprattutto quelli esterni con Siena (peccato per la vittoria svanita nel finale), Alessandria, Novara e Pro Patria possono essere senza dubbio considerati più che positivi. Senza contare che anche nei due derby di Carrara e Pontedera, nonché con il berlusconiano Monza, una pugnace Olandesina avrebbe meritato almeno il punto. Insomma, quella allenata dall'ex bandiera della Lazio è una squadra che lotta e non molla mai: su 7 pareggi con gol, ben 5 di questi sono arrivati in rimonta. Ma visto che, a differenza del campionato 1966-67 con il Mantova protagonista, fare bottino pieno "conviene", la speranza è che, come l'Inter di Mancini, la squadra inizi a inanellare qualche successo in più. Magari a partire dalle ultime tre partite del 2019, che potrebbero valere il definitivo aggancio al treno playoff.
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