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Il calcio di sinistra del ribelle Dhorasoo: l’anti-Berlusconi si candida a Parigi

Gianni Tacchi
Il calcio di sinistra del ribelle Dhorasoo: l’anti-Berlusconi si candida a Parigi

Milan, Livorno (senza mai giocare), Lione e Psg le tappe della carriera Poi il docu-film girato al Mondiale 2006, ora la corsa per sindaco 

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Ai Mondiali del 2006, tra una panchina e l’altra da vice-Zidane, portò una videocamera negli spogliatoi e realizzò un documentario per raccontare il dietro le quinte del calcio, scatenando roventi polemiche in tutta la Francia. Di Silvio Berlusconi, suo presidente negli anni d’oro del Milan, disse: «Sapeva incantare la gente, raccontava barzellette: capisco che qualcuno possa essere sedotto da un uomo così. Io no, io ho i miei valori e le mie convinzioni». Da Livorno se ne andò invece dopo pochi mesi, senza presenze ufficiali con la maglia amaranto e con troppe panchine sulle spalle.

Un po’ anticonformista e un po’ intellettuale Vikash Dhorasoo, da sempre impegnato nel sociale attraverso alcune associazioni francesi che lavorano contro l’emarginazione sociale e per il riscatto dei quartieri poveri.

E ora, a quarantasei anni, l’ex centrocampista amaranto r sossonero ha deciso di candidarsi a sindaco di Parigi in vista delle amministrative di marzo, quando scadrà il mandato della socialista Hidalgo, in carica dal 2014.

Dhorasoo è il capolista del partito di estrema sinistra La France insoumise, La Francia ribelle, movimento che in questi anni si è fatto conoscere con manifestazioni e proteste, con l’appoggio ai gilet gialli e con una forte opposizione al governo, tanto da superare lo storico Partito socialista alle presidenziali del 2017.

Storia particolare e significativa, quella di Dhorasoo, di quelle che ogni tanto il calcio sa raccontare. La sua famiglia è originaria delle isole Mauritius, ex colonie inglesi con oltre un milione di abitanti, la maggior parte di origine indiana come lui: il nonno e il padre lavoravano nelle piantagioni di canna da zucchero, poi all'inizio degli anni Settanta il trasferimento ad Harfleur, porticciolo francese che si affaccia sulla Manica, dove nel 1973 è nato Vikash.

«All’epoca mio padre era un operaio, lavorava come idraulico a bordo delle navi», raccontò appena arrivato a Livorno nel luglio del 2007, praticamente a fine carriera, un anno dopo il Mondiale perso in finale con l’Italia e vissuto più da regista con il suo film (“The substitute”, Il sostituto) che da giocatore.

A Livorno le cose proprio non andarono per il verso giusto per il centrocampista francese: prima qualche problema fisico, poi le panchine e infine la rottura con l’allenatore amaranto Giancarlo Camolese, che durante una partita con la Lazio - a metà ottobre, dunque a inizio campionato - lo mandò a scaldarsi due volte senza però farlo entrare.

Eppure il curriculum di Dhorasoo era ottimo, soprattutto per una squadra come quella amaranto che doveva salvarsi: gli inizi con la maglia del Le Havre, un’esperienza al Bordeaux, due scudetti da protagonista con l’Olympique Lione, la chiamata del Milan come jolly di centrocampo nella stagione finita con il disastro di Istanbul in Champions League , quindi il Paris St Germain dell’era pre-sceicchi, tutto senza dimenticare le diciotto presenze con la Nazionale francese.

Forse un po’ leggerino e difficile da collocare tatticamente, ma di sicuro si trattava di un giocatore di qualità.

Il suo vero problema, semmai, è sempre stato il carattere, quella voglia di ribaltare un mondo ipocrita e di dire sempre le cose in faccia, tanto da scontrarsi spesso con allenatori e commissari tecnici.

Il pallone gli ha dato scudetti, soddisfazioni, la Nazionale, ma per lui - cresciuto in un quartiere multietnico dove ha potuto fortificare certi ideali - non sono grandi ricordi. Nella sua autobiografia ha scritto comunque che «il calcio è uno sport di sinistra». In che senso? «È di sinistra passare la palla a un compagno. O passi o tiri, non ci sono molte soluzioni. E se tiri, c’è qualcuno che ti ha dato la palla». Al Milan però si trovò davanti Silvio Berlusconi, sicuramente uno diverso da lui in tutti i sensi, così Dhorasoo si rifugiava nella sua camera per leggere giornali e riviste di sinistra.

«Era la mia resistenza», disse. Dopo l’addio al Livorno, tornò invece in Francia, a Grenoble: esperienza-lampo che durò in tutto una quindicina di giorni, il tempo di fare qualche allenamento e di capire che per lui era arrivato il momento di chiudere con il calcio.

«Non ero più disposto a fare sacrifici per giocare a certi livelli, volevo solo ritrovare la mia libertà», spiegò Vikash subito dopo il ritiro. Già, la libertà, quella che oggi è al centro del suo programma politico nella corsa a sindaco di Parigi.

Dhorasoo lotta da sempre contro l’omofobia e il razzismo, porta avanti ideali di sinistra e dal 2005 sostiene il Paris foot gay, squadra composta per il trenta per cento da giocatori omosessuali.

Ah, dopo il calcio c’è stato anche il poker a livello semi-professionistico, «ma senza bluffare perché non mi piace». Sempre diretto, Vikash. E ora corre a pugno chiuso verso Parigi. —
 

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di Redazione web