La protesta
Viviani, Giglio d’oro-bis «Il mio sogno su pista alle Olimpiadi di Tokyo»
Elia eletto a Carmignano miglior corridore italiano del 2019 «Voglio un successo ai Giochi, e alla Cofidis sarò il leader»
Il gotha del ciclismo italiano ha vissuto la tradizionale giornata di festa, officiata da patron Saverio Carmagnini, per la consegna del 46°Giglio d'Oro, la challenge che designa il miglior ciclista dell’anno. Tra gli ospiti Elena Cecchini, Riccardo Lorello, Francesco Moser, Franco Bitossi, Roberto Poggiali e Cesare Prandelli. Ma i riflettori sono stati puntati su Elia Viviani, che ha bissato con pieno merito il successo ottenuto lo scorso anno. Che sia l'inizio di una lunga serie, alla caccia del record di nove vittorie detenuto da Francesco Moser? Pronta la risposta del campione veronese, nel cui palmarés già figurano 84 affermazioni in gare su strada e, su pista, l'oro nell'Omnium alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 e ben 7 titoli europei. «Mi sembra una missione impossibile, poi ho già 30 anni. Diciamo che il fatto di essere qui per il secondo anno consecutivo a ritirare il Giglio d'Oro mi inorgoglisce e dimostra a chi mi reputava soltanto un velocista, che questa era un'etichetta riduttiva».
Il prossimo anno, dopo due stagioni alla Quick Step-Deceuninck passerà alla francese Cofidis.
«Mi piace cambiare, pormi delle nuove sfide, avere nuovi stimoli. Comunque porterò con me dei compagni fidati e forti come Sabatini e Consonni e troverò mio fratello Attilio, oltre a un diesse come Roberto Damiani. E sarò il leader della squadra, cosa che alla Quick Step non era più possibile».
Come valuta il suo 2019? «Ottimo, ma non all'altezza del 2018. Ho chiuso il cerchio relativamente alle tappe vinte nei grandi Giri, conquistandone una anche al Tour e poi ho trionfato nel campionato europeo su strada, grazie alla condotta di gara sorprendente (per gli avversari...) della nazionale italiana.
Ce la spiega?
«Semplice, tutti pensavano che io sarei rimasto al coperto aspettando lo sprint finale, ma Cassani ci ha mandato in tre in avanscoperta tra l'incredulità generale, soprattutto del team tedesco. La fuga invece è andata in porto e finalmente ho vinto l'europeo dopo la medaglia d'argento del 2017».
Al Giro le cose non sono andate altrettanto bene..
«E' stato l'unico vero neo del mio 2019. Confesso che dopo la squalifica mi sono sentito come un pugile che per la prima volta è finito al tappeto. Ho perso la sicurezza per il timore di nuove squalifiche e piano piano ho alzato bandiera bianca».
Come sarà il suo 2020?
«Ho già un obiettivo preciso: se dovessi vincere anche una sola gara il prossimo anno, questa dovrà essere una medaglia d'oro su pista alle Olimpiadi di Tokyo, per le quali mi sto già preparando, svolgendo attività in questo settore. Amo la pista, mi diverto a gareggiare e nella nazionale abbiamo creato un gruppo favoloso, una famiglia». —
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