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IL BAULE DEI RICORDI 

Scozia, Barga e ritorno La leggenda di Johnny, primo oriundo azzurro

GIORGIO BILLERI
Scozia, Barga e ritorno La leggenda di Johnny, primo oriundo azzurro

Giovanni Moscardini, nato da due emigranti lucchesi,  arrivò alla nazionale. A lui è stato intitolato lo stadio del paese

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GIORGIO BILLERI

Falkirk, Scozia. A metà strada tra Glasgow ed Edimburgo. Oggi, 153mila abitanti. Nel 1897 ne aveva poco meno di trentamila. In quella brumosa cittadina operaia vide la luce Giovanni (per tutti Johnny) Moscardini. Era nato da una coppia di emigranti, partiti qualche anno prima da Barga a caccia di un lavoro: erano anni duri, quelli, chi non aveva da mangiare al proprio paese partiva per terre lontane, affrontando l’ignoto. E Falkirk, per gente nata sulle dolci colline lucchesi, era proprio questo: un salto nel nulla. Ai Moscardini, però, non andò troppo male. Quel ragazzino cresceva bene, passava le sue giornate con la palla tra i piedi. Anche in Scozia, ai confini dell’impero, il football scoperto dai cugini inglesi stava diventando una religione. Johhny giocava, volava, segnava. Finchè, nel 1915, dall’Italia arriva la “cartolina”: c’è la guerra ragazzo, devi partire, e combattere. Con rimpianto e paura, Giovanni abbandona il pallone e parte. Combatte al fronte, resta vivo ed è già una vittoria. Anche lui vive la sua Caporetto, nel senso letterale: proprio nella famosa battaglia durata quasi un mese, Johnny resta ferito gravemente. Ma sopravvive. Lo mandano al sole della Sicilia, per curare le ferite del corpo e dell’anima. Ce la fa, e la guerra finisce. È l’ora di tornare alla vita, al calcio. E a Barga, il paese dei genitori. Johnny Moscardini ha 19 anni e ovviamente è un talento: la squadra del paese, che nasce nel 1919, lo accoglie come un top player. Esattamente un secolo fa il pallone apparve sulla collina lucchese: la prima disfida ufficiale si giocò sul piazzale sterrato del Fosso, un derby al calor bianco tra Barga e Fornaci. Vince Barga, con tripletta di Giovanni: fantasia italiana e grinta britannica. Un profilo che non poteva sfuggire ai talent scout della Lucchese, dove arriva alla fine del 1919: 14 partite e 7 reti. Il 6 novembre 1921 Johnny, figlio di emigranti barghigiani, fa il suo esordio nella nazionale italiana, primo oriundo della sua storia, contro la Svizzera a Ginevra: e come ogni predestinato, al debutto fa subito gol, quello che consente agli azzurri di pareggiare. E’ l’epoca dell’oro per il ragazzo: il Genoa, la squadra al top in quegli anni, lo chiama per una tournee in Sudamerica, dove affronta le nazionali di Uruguay e Argentina. Nell’estate 1924 dalla Lucchese (che lascia dopo 51 partite e 40 gol) approda al Pisa: qui gioca una stagione e segna due gol. Nel 1925 la sua ultima apparizione in Nazionale, contro la Francia, una doppietta all’interno di un roboante 7-0. E’ il canto del cigno, per scelta. Perché Giovanni quell’anno si sposa, e decide di tornare in Scozia, la terra natia. La vita, insomma, prende il sopravvento sulla grande passione, il calcio. Lavora in un negozio di proprietà dello zio, a Campbeltown e per due anni gioca nella formazione locale, restandone la stella. Nel 1928, a soli 31 anni, lascia per sempre il calcio, trasferendosi a Prestwick, dove apre un’attività propria, il Lake Cafè. Vivrà qui tutta la vita, fino al 1985, anno della sua scomparsa. Ma Giovanni Moscardini fa in tempo a togliersi una grande soddisfazione: nel 1979 l’amministrazione comunale di Barga gli dedica lo stadio cittadino, che porterà per sempre il suo nome: quel giorno c’era anche lui, Johnny, gli occhi umidi di emozione, e con lui Fulvio Bernardini, suo compagno di squadra in nazionale in quei ruggenti anni Venti. Qui, a Barga, sono passate squadre come il Bologna, il Napoli, il Cagliari, il Genoa, la Fiorentina, la Roma, la Lazio, la Sampdoria, su questo campo hanno corso e calciato i più grandi. Qui si sono formati giocatori come Roberto Bacci, oggi assistente tecnico alla Pianese in serie C, difensore che ha vestito per cinque anni la maglia della Lazio incrociando la strada anche di Diego Maradona. L’ultimo prodotto della grande scuola barghigiana è Federico Mattiello, oggi al Cagliari.

Una grande storia, tra la Scozia e le colline lucchesi. Che oggi prosegue con la squadra in Seconda categoria e una passione che non muore. Nel ricordo di Johnny, l’emigrante di ritorno. —

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