Attenzione
Mancini, il dolce stil nove I record non bastano mai
E’ il secondo punteggio più largo della storia azzurra, la povera Armenia non ci capisce niente Doppiette per Immobile e Zaniolo, a segno anche il deb Orsolini e c’è anche la prima di Chiesa
Chissà che gusto c’è fischiare un inno che racconta: «I nostri figli vogliono un’Armenia libera e indipendente». Soprattutto dopo aver visto una parte dello stadio Barbera srotolare – al momento dell’ingresso delle squadre in campo – uno striscione contro il razzismo che sta diventando un’autentica piaga del nostro calcio. Per fortuna le amarezze della notte azzurra di Palermo finiscono qui: perché l’Italia del Mancio ci mette un amen a piazzare l’uno-due che indirizza la partita con Immobile (di testa) e Zaniolo (su assit dello stesso Ciro laziale), ma là dietro, soprattutto all’inizio, le amnesie non mancano. Sono evidenti , infatti, le crepe sul centro-destra di quella retroguardia a quattro che vede sulla fascia un Di Lorenzo più portato alla fase offensiva rispetto al collega sulla fascia mancina, Biraghi.
Risultato? Capitan Bonucci prima viene salvato da Sirigu che ancora sullo 0-0 piazza una super-parata sotto la curva della Favorita che fu sua e poi riceve una mano dalla provvidenza sotto forma... di una traversa centrata dagli armeni dopo un erroraccio del difensore juventino.
Tra le due contendenti ci sono almeno due... piste di differenza. Il gergo ciclistico non è casuale. L’Armenia ha inseguito fin dal primo minuto: Mancini d’altra parte ha attinto il serbatoio del turnover (sette titolari diversi rispetto alla vittoria di Zenica contro la Bosnia), ma non ha voluto rinunciare a un centrocampo-faro che è davvero interessante, considerando le assenze di due elementi come Verratti e Sensi che sono dei potenziali titolari in ottica Europei. E il riferimento non è solo per Jorginho che con il Chelsea sta ritagliandosi un profilo internazionale.
Barella e il diciannovenne Tonali (41 anni in due, una polizza per il nostro domani) non sono solo il futuro dell’Italia. Sono il presente. Pressano e ripartono che è un piacere. Tanto che l’interista firma il terzo gol della serata su suggerimento di Bonucci che cerca il riscatto dalla cintola in su (ma è là dietro che bisogna preoccuparsi per quando l’avversaria non sarà morbida come le “carni” armene).
In mezzo ancora gli azzurri che menano una rumba frizzante divertente. Con Chiesa che centra il palo – non è un periodo fortunato per il viola –, con Immobile che prima si divora il raddoppio e poi lo sigla .
Nella ripresa l’Italia potrebbe dilagare fin dai primi minuti: il Mancio toglie Barella (uno dei titolari anche in Bosnia: un altro, Bonucci, uscirà a vantaggio di Izzo più avanti) e arretra Zaniolo in mediana inserendo Orsolini. Di Lorenzo sfiora il gol, Chiesa centra una altro palo, poi il quinto centro proprio con il jolly romanista per sfondare la trincea armena. Rete in mischia di Romagnoli, rigore (trasformato da Jorginho) e gol di Orsolini prima della prova del 9 di Federico Chiesa e della rete della bandiera dell’Armenia. Ma stavolta il Barbera applaude. E i record cadono uno dopo l’altro: undicesima vittoria in fila, decima nell’anno solare. Mamma mia. —
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