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NAZIONALE: IL RADUNO 

Vialli ritrova una tuta azzurra per vincere la partita più dura

Brunella Ciullini
Vialli ritrova una tuta azzurra per vincere la partita più dura

Dimagrito, provato dalle cure per il tumore contro cui lotta ormai da un anno «Che bello ripartire da qui, mi fa sentire giovane. Ed è il ruolo che fu di Riva...»

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FIRENZE. Fa un certo effetto, vederlo con la tuta azzurra, nelle stanze e sui campi di Coverciano. Perchè Gianluca Vialli da Cremona, 55 anni, è un uomo in battaglia, contro un avversario forte, spietato, cattivo, con i tacchetti affilatissimi: il tumore. Una malattia che non offre tregua, e che può essere battuta dall’ex attaccante di Samp e Juve, che ha fisico e una volontà di ferro. Ma la strada è lunga, anche se l’approdo in Nazionale come team manager può dare una spinta formidabile sul piano psicologico. «Non sapevo cosa augurarmi, se Gianluca alla guida della Sampdoria o qui con me - afferma l’amico di sempre, il ct Roberto Mancini - la Samp significa gioventù e tanti successi condivisi, la Nazionale vuol dire ritrovarsi e riuscirci dopo tanti anni è davvero bello anche se dimostra il tempo che passa». Pronta la replica sorridente di Vialli: «Io dico invece che questa nuova esperienza ci farà sentire di nuovo giovani, ringrazio il presidente Gravina per questo incarico prestigioso che è stato del grande Riva, sono felice e orgoglioso, questo ruolo mi permetterà di fare ciò che volevo, dare supporto a tanti giovani calciatori con la mia esperienza di calciatore, allenatore e dirigente. Compresa l'Under 21 ho indossato questa maglia un'ottantina di volte e so cosa vuol dire, in azzurro ho ottenuto due bronzi, all'Europeo 1988 e al Mondiale '90, spero adesso di migliorare questi risultati». Un pò affaticato, dimagrito, tirato in volto Gianluca, ma il sorriso e l’ottimismo sono sempre quelli. Si divide tra Londfa, dove vive con la famiglia e Milano. Ora anche Coverciano tornerà ad essere un luogo del cuore.

Nell’ultimo raduno azzurro del 2019continua a tenere banco l'assenza di Mario Balotelli. Neppure l'auspicio esternato nei giorni scorsi dal presidente federale Gravina di rivedere in azzurro l'attaccante del Brescia a livello di immagine dopo l'episodio dei cori razzisti a Verona ha fatto cambiare idea a Roberto Mancini: «Posso capire il presidente ma un giocatore deve venire qui perché lo merita non per il colore della pelle. A Mario voglio bene, l'ho fatto giocare ragazzino e ha ancora un'età per fare molto, lui può tornare perché sta facendo bene e può esser d'aiuto alla Nazionale. Per il resto il calcio e lo sport in generale devono unire e non distruggere, è assurdo che nel 2020 si parli ancora del colore della pelle...». L’Italia intanto si tiene stretta la qualificazione a Euro 2020, le ultime due gare con Bosnia (venerdì in trasferta) e Armenia (lunedì a Palermo) serviranno al ct per allungare la striscia di successi (ad ora 9 di fila), conquistare i 2 punti per la certezza del ruolo di testa di serie nel girone A dell'Europeo e capire dove migliorare e su quali giovani puntare. Di qui la prima chiamata del viola Castrovilli, del bolognese Orsolini e del bresciano Cistana: «Bisogna guardare oltre all'Europeo, in futuro chiameremo anche altri». Nel frattempo manda messaggi a Zaniolo («Più gioca e meglio è, deve ancora crescere») e non pare preoccupato né della panchina che sta facendo alla Roma Florenzi («E' arrivato...riposato e può fare più ruoli») nè del momento delicato di Insigne, Bernardeschi e Chiesa: «Vero che non sono al top ma stanno giocando tutti con continuità, poi quando sono qui fanno sempre bene». —

Brunella Ciullini

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