Gioco
Granducato sull’isola: è un Cagliari toscano
Gli investimenti di Giulini, le strategie di Filucchi e Carli. Pavoletti, Cragno, Mattiello e il Cholito in campo: quanti legami...
Gigi Riva, neo settantacinquenne, allo stadio non va mai: i monumenti, a volte, sono talmente ingombranti che decidono di soffrire o gioire in salotto. Ma i suoi occhi che hanno ipnotizzato legioni di difensori e di belle signore, quelli non possono mentire: lui, in questo meraviglioso Cagliari del 2019, rivede il Dna del suo Cagliari, quello che portò la Sardegna, nell’estate del 1970, a guardare il continente dall’alto in basso.
E guarda le coincidenze, a volte: in quella squadra irropetibile c’erano cinque toscani doc: Enrico Albertosi da Pontremoli, Comunardo Niccolai da Uzzano, Sergio Gori, i livornesi Corrado Nastasio e Moriano Tampucci, terzo portiere. La Toscana e il Cagliari, già: un fil rouge che il tempo non ha spezzato, come se tra il Poetto e le nostre spiagge si muovesse un’onda fatta di affinità.
I toscani, in Sardegna, un pò si sentono a casa. Mare, sole, buon cibo, empatia: se entri nel cuore della gente, da quelle parti, sei loro per sempre. Non stupisce quindi che il piccolo miracolo rossoblù, questo laboratorio tecnico che sta offrendo al pubblico italiano un calcio tanto semplice quanto chirurgico, brillante, redditizio, abbia alle spalle un know how in gran parte toscano.
E’ vero, Rolando Maran è nato a Trento e con la nostra terra ha poco da spartire, ma chi comanda, chi sta nella stanza dei bottoni, chi ha creato quasi dal nulla questo piccolo gioiello incastonato in zona Champions si chiama Marcello Carli. Chi ha i capelli quasi bianchi lo ricorda, capelli al vento e tackle sempre pronto nella faretra, con le maglie di Livorno, Empoli, Massese, Carrarese e Cerretese. Era uno di quelli che vengono derubricati, spesso frettolosamente, alla voce “faticatori”. Da direttore sportivo, a 55 anni, ha trovato il suo Eden: una società che investe (anche nello stadio), che ha ambizione. E lui, l’ex Martello, dopo l’esperienza di Empoli ha scelto la Sardegna per decollare. I colpi Rog, Nainggolan, Nandez, Simeone hanno dato al Cagliari una dimensione (verrebbe da dire) europea che prima non aveva.
Chi mette i denari è Tommaso Giulini, 42 anni, proprietario del gruppo Fluorsid, leader nell’estrazione dei derivati del fluoro che ha sede ad Assemini, proprio dove la squadra si allena. Il giovane imprenditore è legato a doppio filo ai Moratti: le loro famiglie hanno trascorso decine di estati nelle ville di Roma Imperiale, a Forte dei Marmi.
La mente strategica della società sarda è Stefano Filucchi, 60 anni, vicepresidente e consigliere d’amministrazione: nativo di Castiglioncello, dopo la carriera in polizia ha iniziato quella, brillante, nel calcio proprio come bracccio destro di Massimo Moratti all’Inter. Quasi naturali, visti i legami con Giulini, l’approdo sull’isola.
Tanta Toscana, anche nello spogliatoio. Leonardo Pavoletti, 30 anni, da Livorno è il volto più celebrato, perchè i suoi gol hanno tenuto il club in serie A ed anche se quest’anno non ha ancora giocato per via di un brutto infortunio è uno dei numi tutelari dello spogliatoio: pensate che arma potrebbe diventare quando, fresco, rientrerà tra qualche tempo. Così come Alessio Cragno, nato a Fiesole, portiere titolare anch’egli tolto prematuramente dalla contesa per guai fisici: ma il posto è suo.
Federico Mattiello, jolly di difesa e centrocampo, 24 anni, nato a Barga e in prestito dall’Atalanta, è una delle armi tattiche che Maran si tiene a disposizione per coprire la squadra o sorprendere l’avversario quando c’è da martellare sulle fasce. E come non considerare un pò toscano Giovanni Cholito Simeone, che a Firenze ha lasciato cuore e fidanzata?
Che gioia, vedere giocare questa squadra. Che fa vibrare il cuore al suo Monumento, Gigi Riva, e proprio come 49 anni fa trascina la passione di tutta l’isola. Perchè è solo nelle favole la vera bellezza del calcio. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
