Il Tirreno

Sport

Superbowl alla massese: Giacomo, l'arbitro di football già adottato dagli americani

Simone Pierotti
Giacomo Marcuccetti con la divisa da arbitro di football americano
◗
Giacomo Marcuccetti con la divisa da arbitro di football americano

4 MINUTI DI LETTURA





Questa storia inizia con il Super Bowl, la finalissima del campionato di football americano degli Usa, e si chiude - almeno momentaneamente - con un altro Super Bowl, quello italiano. Magari potrebbe proseguire, perché no?, pure con quello oltreoceano che viene seguito annualmente da centinaia di milioni di telespettatori. Questa è la storia di Giacomo Marcuccetti, un ragazzo massese impiegato alla Welcome Italia di Viareggio che nel tempo libero si diletta come arbitro di football americano.

Quella divisa a strisce bianche e nere verticali simil-Juventus sa un po’ di presa di giro, per un milanista incallito. Ma al tempo stesso è il coronamento di una passione. Tutto nasce più di dieci anni fa, quando Giacomo rimane rapito dal football americano dopo aver assistito al quarantaduesimo Super Bowl. Quello dell’helmet catch di David Tyree, il ricevitore dei New York Giants che controllò un lancio del quarterback Eli Manning premendo la palla ovale sul proprio casco. Di bocca buona, Giacomo: quella finale è ancora oggi una delle “upsets” più celebrate di sempre. Amore a prima vista. Tant’è che Giacomo si arruola nei Drunken Irishmen, la squadra di football della natìa Massa. «In quel periodo ero arbitro di pallavolo e un giorno trovai per caso il mio responsabile a una partita di football – ricorda Giacomo, che oggi gioca come portiere dell’Msa Viareggio nei campionati di calcio Uisp - gli chiesi allora se e come fosse possibile diventare arbitro anche nel football. Da lì è cominciato tutto”. Un percorso all’epoca ancora piuttosto nebuloso.

E che adesso, invece, ha un regolamento ben definito: “Si parte con un corso di più settimane e una serie di incontri: il primo stadio è la categoria Rookie, lo stesso nome che gli americani affibbiano agli esordienti nei vari sport professionistici. Poi ci sono le categorie Junior, Senior e infine quella internazionale, a cui si accede attraverso un concorso che si svolge ogni due-tre anni ma che la Fidaf, la Federazione italiana, mira a organizzare annualmente». Giacomo è partito dal basso fino ad arrivare al gradino più alto, dirigendo come capo arbitro il Super Bowl nostrano. Ma come viene poi designato un arbitro italiano per una gara internazionale? «Intanto è necessario partecipare ad alcuni convegni che si tengono anche all’estero – prosegue Giacomo – poi dipende: a volte è la Ifaf, la Federazione mondiale, a richiedere determinati direttori di gara, a volte sono le singole federazioni nazionali che spingono per i loro fischietti». Il debutto di Giacomo in campo internazionale risale a cinque anni fa: side judge in una partita della Champions League di football americano fra Panthers Parma e Black Panthers Thonon. Mica male come debutto: gli emiliani erano all’epoca fra le migliori squadre d’Italia, i transalpini i campioni europei in carica. E poi la città del culatello e lo stadio Lanfranchi fanno da sfondo a “Il professionista”, uno dei romanzi che il giallista John Grisham ha dedicato al football.

L’acclamato autore de "Il socio", "Il rapporto Pelican" e "L'uomo della pioggia", oltretutto, è presidente onorario dei Panthers ed è venuto in Italia più volte, tra cui una partita di campionato in cui è stato lui stesso a dare il kick-off, il calcio d'inizio. Al titolo originale del libro ambientato a Parma (“Playing for Pizza”) è poi ispirata l’iniziativa ‘Officiating for Pizza’ organizzata dall’Aiafa, l’Associazione italiana arbitri di football americano: in sostanza, alcuni fischietti americani di prima divisione Ncaa vengono qua a tenere corsi per i colleghi italiani oltre che ad affiancarli nelle gare dei campionati. Giacomo ha poi arbitrato in Francia a Bordeaux e Parigi, in Germania, Svizzera, perfino in Cina - ai Mondiali Under 19 di Harbin di tre anni fa – e in Israele – qualche mese fa in occasione degli europei di flag football, una variante senza contatto fisico dove l'avversario non viene fermato tramite il placcaggio bensì sfilando una bandierina attaccata alla cintura. Il sogno di Giacomo rimane tuttavia l’America. Un sogno in parte già realizzato: «Sono entrato in contatto con il coordinatore degli arbitri della Bay Area di San Francisco e mentre ero là in vacanza ho avuto la possibilità di arbitrare due incontri di High School». Arbitro di football americano in America. Tutto vero. «Credo che per uno straniero sia il massimo a cui aspirare: già per arrivare in Ncaa dovresti essere il Messi degli arbitri e vivere comunque lì, figuriamoci in Nfl…». Mai dire mai, però. Men che meno negli Stati Uniti, la terra delle opportunità. Anche quella, per un italiano, di arbitrare l’evento sportivo più amato dagli yankees.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web