Gli All Blacks ancora... in lutto si giocano il terzo posto col Galles
Di quanto grande sia stata la sconfitta degli All Blacks contro l’Inghilterra (19-7 in semifinale) te ne accorgi nell’ultima conferenza stampa prima della finale per il terzo posto (Galles-Nuova Zelanda oggi dalle 9,50 diretta su RaiSport). Al tavolo Richie Mo’unga, apertura, Steve Hansen, allenatore, Aaron Smith, mediano di mischia. Hanno la faccia, la voce, le parole, di chi ha subito un lutto in famiglia. Eppure è passata quasi una settimana. «Ci siamo preparati per il Galles – dice Steve Hansen – abbiamo ben lavorato. Se guardo il linguaggio del corpo dei miei giocatori in allenamento posso dire che sono pronti. Certo possiamo vincere o possiamo perdere, loro sono fra le prime squadre al mondo, non molto tempo fa sono stati primi nel ranking». Già, il ranking. Le semifinali hanno ridisegnato la classifica delle migliori al mondo. Ora prima c’è l’Inghilterra, secondo il Sudafrica (le due finaliste), poi gli All Blacks e il Galles (l’Italia è al 12 posto, migliore posizione da tempo). All Blacks terzi, da quanti anni non succedeva? «Siamo sotto pressione da sei settimane, con una squadra giovane – dice ancora Hansen, all’ultima partita sulla panchina degli All Blacks – il piano di gioco per il Galles? Vedremo». In verità Hansen le cita una a una, ma non dice il nome dell’Inghilterra. Molti cambi in squadra, soprattutto sui tre-quarti dove solo Mo’Unga e Barrett mantengono il posto mentre Ioane e Ben Smith vanno all’ala e Bill Williams e Crotty centri. In terza arriva Frizell. Tj Perenara non va in panchina per lasciar posto a Brad Weber. Whaitlock resta in tribuna perché la sua manata in faccia a Farrell non è stata gradita. Perdere in campo ok, ma la frustrazione no. Il Galles non batte gli All Blacks dal 19 dicembre 1953, sono quasi 66 anni. In vista della sfida Gatland rinnova un po’: fiducia a Patchell e Tomos Williams, ma tribuna per Halfpenny sostituito da Amos e panchina per Biggar. —
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