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Empoli, i Pulcini che diventeranno... padroni del pollaio. Ecco come nascono i futuri campioni azzurri

Paolo Nencioni
Empoli, i Pulcini che diventeranno... padroni del pollaio. Ecco come nascono i futuri campioni azzurri

Parlano gli istruttori dei ragazzi del 2009 e del 2010: cinquanta bambini selezionati tra una trentina di società affiliate

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EMPOLI. Nasce tutto lì, sui quei campetti dove i bambini di 9 e d 10 anni imparano a dare calci al pallone. È tra i Pulcini che si costruiscono le fortune dell’Empoli di domani. Pulcini che diventeranno presto galli, i padroni del pollaio. Semi piantati oggi che tra qualche anno potrebbero farci divertire al Castellani e far felici anche i cassieri della società azzurra.

In totale sono una cinquantina, 24 Pulcini 2010 agli ordini degli istruttori Carlo Lami e Federico Donnici e 26 Pulcini 2009 seguiti dagli istruttori Alessandro Limone e Francesco Spanò. Sono loro i cercatori di tartufi o di diamanti grezzi a cui si affida l’Empoli per sfornare i giocatori di domani. Se tra una decina di anni da questi gruppi selezionati verranno fuori due o tre calciatori in grado di giocare in serie A o in serie B sarà un successo. Sono questi, in base alla passata esperienza, i numeri di una selezione che è iniziata già prima. I gruppi dei Pulcini 2009 e 2010, sono il frutto di una scrematura che gli osservatori dell’Empoli fanno attingendo dalla scuola calcio di Empoli Giovani e da una trentina di società affiliate. Ogni tanto gli istruttori di queste società vengono a Empoli per capire come muoversi e aggiornare le proprie competenze. Un incontro di questo genere c’è stato anche nei giorni scorsi.

Ma poi alla fine è sempre una questione di occhio. «Il bimbo bravo lo vedi subito - confessa Alessandro Limone - Prende la palla e scarta tutti. Poi ci sono quelli che hanno fisicità, quelli che maturano più tardi. In genere più sono piccoli e più fai in fretta a vederli. Nel mio gruppo oggi ce ne sono almeno un paio che possono arrivare in cima».

Allenatori, ma anche psicologi e maestri: questo sono gli istruttori dei Pulcini azzurri. Hanno per le mani bambini che vanno alle elementari e che devono essere trattati come tali. «Io non mi ritengo particolarmente severo - dice ancora Limone - Questi ragazzi ti rispettano se sei chiaro in quello che fai. Noi poi siamo facilitati perché lavoriamo su gruppi omogenei di bambini che sono già “mentalizzati”, vengono qui perché gli piace farlo e lo dimostra il fatto che nei 22 allenamenti che abbiamo fatto finora non c’è stata quasi nessuna assenza». Crescendo le distrazioni aumenteranno, arriverà l’età della pubertà, l’interesse per l’altro sesso. «Ma se uno è forte non basta una ragazzina per distrarlo» chiosa Limone. Ci sono anche altri tipi di distrazioni, che hanno più a che fare col mondo del calcio. Dai Giovanissimi in su arrivano le altre società. In certi casi parlano direttamente coi genitori e si portano a casa le giovani promesse.

L’Empoli però da questo punto di vista non è l’ultimo arrivato, è una piazza ambita da genitori e calciatori. Non sarà al livello dell’Atalanta ma tiene il passo. «Il nostro è un percorso lungo, non bisogna aver fretta - ragiona Carlo Lami, che come Limone viene dalla provincia di Pisa - L’obiettivo dell’Empoli è portarli in alto. Però non ci dimentichiamo mai che sono bambini, devi essere bravo a farli crescere col gioco e col divertimento».

La parola chiave è proprio questa, divertimento. Sono ragazzi che hanno in testa un sogno, ma bisogna evitare che diventi un incubo. «Il problema, da qualche tempo, è che i bambini di quell’età non vanno più a giocare al campetto sotto casa - spiega Lami - È un bel problema. Prima dal punto di vista fisico e della coordinazione motoria erano più avanti». Sono le conseguenze di tv e playstation, non lo scopriamo ora. Sui campi dell’Empoli si tenta di recuperare il gap, senza eccessive pressioni, perché bisogna tenere sotto controllo anche i genitori. «Sì, è chiaro, i genitori devono lasciare tranquilli i propri figli - dice Lami - perché se i ragazzi vedono comportamenti sbagliati sugli spalti, poi magari li ripetono e non va bene». Da questo punto di vista sia Lami che Limone concordano sul fatto che a Empoli non ci sono mai stati grossi problemi. La società è chiara all’inizio coi genitori e questi ultimi si adeguano.

Ora è solo questione di tempo. Tra qualche anno si vedrà se la cantera azzurra avrà confermato la tradizione e proporrà alla prima squadra qualche campioncino. Ultimamente da qui sono usciti soprattutto difensori (Daniele Rugani ed Elseid Hysaj sono gli esempi più eclatanti). Forse è arrivato il momento di sfornare un attaccante, di cui non si conosce ancora il nome, ma che probabilmente è tra quei 50 bambini.

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