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parla l’esperto: nicola calzaretta 

«Tifosi, penso che in futuro avrete tante altre sorprese»

A.G.

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Se parliamo di maglie di calcio, l'esperto è Nicola Calzaretta, avvocato cecinese, e collaboratore del Guerin Sportivo, con la passione del calcio romantico e delle casacche di una volta, ben raccontate nel suo libro "I colori della vittoria".

Con lui analizziamo un fenomeno in continua evoluzione.

L'azzurro diventa verde, la Juve abbandona le strisce, il marketing è così influente?

«È un dato di fatto, le scelte cromatiche delle varie casacche sono fortemente influenzate dal marketing, inutile negarlo. Riguardo alla maglia verde, non bisogna però generalizzare: si tratta della terza casacca della Nazionale e chissà quante volte sarà indossata. Piuttosto, faccio fatica a comprendere il perché nello scudetto siano stati modificati i colori della nostra bandiera».

Non è un modo di infischiarsene dei tifosi, romanticamente attaccati ai colori sociali?

«I tifosi hanno codici di valutazione diversi rispetto ai creativi. Magari la Juventus vince la Champions e la casacca adesso tanto criticata diventa un’icona, come accaduto, per me, con quella blu con le stelle gialle del 1996, che non mi piaceva affatto. Ad ogni modo chi decide sono i responsabili marketing, in base ad altri parametri; cercano scelte d’impatto, per stupire, pensando così di conquistare una fetta più ampia di mercato. Infastidisce invece che le scelte delle seconde e terze maglie vengano fatte da catalogo e ciò comporta che non vi siano richiami ai colori sociali, come nella seconda casacca della Juventus.

E purtroppo non è finita qua, in futuro prevedo altre fughe in avanti».

Quali sono le maglie che hanno segnato la storia, proponendo novità fino ad allora inimmaginabili ?

«Tra le tante mi piace ricordare quella della Sampdoria: ha così tanti colori perché recepisce quelli delle due squadre fuse, l’Andrea Doria e la Sampierdanese.

E poi quella gialla del Brasile, pochi lo ricordano ma fino al “Maracanazo” era bianca, e l’arancione dell’Olanda. In Italia, indimenticabile la casacca del Perugia del 1979-80: gli umbri misero sulle maglie il logo "Ponte" facendolo passare per sponsor tecnico, quando invece si trattava di un pastificio». —

A.G.

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