Gioco
La super keniana centra il record. Che brutta la maglia della Nazionale
Il tempo di Kipchoge a Vienna è straordinario, però non è stato nemmeno omologato perchè “protetto”. La Kosgei invece...
10. Brigid Kosgei (MARATONETA). Una coincidenza davvero provvidenziale. Il giorno dopo il record fasullo di maratona maschile è arrivato il record vero di maratona donne. Nel primo caso Eliud Kipchoge è sceso sotto il muro delle 2 ore correndo in condizioni iperprotette, tanto che il risultato non è stato omologato. A Chicago invece la keniana Brigid Kosgei ha abbassato di un minuto abbondante il precedente miglior tempo. Brava, in barba all’atletica costruita a tavolino.
9. Zacon Gio (IPPICA). Come l’imperatore romano Caligola nominò senatore il suo amatissimo cavallo, così noi inseriamo nei posti nobili del Pagellone un poderoso equino. Trattasi di Zacon Gio, nipote del favoloso Varenne. Buon sangue non mente. Il trottatore ha vinto a New York un premio da un milione di dollari. Si è formato i garretti tra Montecatini e Migliarino Pisano. Vola, Zacon Gio, vola.
8. Il Canada Rugby (AI MONDIALI IN GIAPPONE). Dovevano giocare con la Namibia ma la partita è stata annullata a causa del noto tifone che tiene in ostaggio i Mondiali di rugby in Giappone. E allora i giocatori della Nazionale del Canada, tanto per tenere i muscoli allenati, hanno avuto l’ammirevole idea di andare a spalare il fango nella città di Kamaishi, che li ospita e che è stata flagellata dalla pioggia. Da Guinness delle buone azioni.
7. Kalidou Koulibaly (CALCIATORE DEL NAPOLI). Essendo purtroppo un “veterano” fra le vittime degli insulti razzisti negli stadi, ogni volta che parla fa notizia. In un’intervista all’Equipe, il difensore del Napoli Koulibaly ha demolito la teoria secondo cui i giocatori che subiscono il razzismo dovrebbero lasciare il calcio italiano. Koulibaly rovescia il concetto: «Se ne vadano i razzisti». E chiede di applicare le misure anti-“buuuu”.
6. Filippo Tortu (VELOCISTA). Parlando del suo 2019 e del settimo posto nella finale dei 100 metri ai Mondiali di atletica leggera, Filippo Tortu si è dato un bel voto: 8. Aggiungendo che per le Olimpiadi di Tokyo spera di essere da 10. Noi nel frattempo gli correggiamo il voto di un paio di punti al ribasso, perché è meglio non lodarsi troppo, tifando comunque per un fantastico podio in Giappone nel 2020.
5. Claudio Ranieri (ALLENATORE SAMPDORIA). Inutile girarci intorno: accettando l’offerta di sedersi sulla panchina della Sampdoria, ultima in classifica dopo un avvio di campionato choc, Claudio Ranieri si è preso una brutta gatta da pelare. Dopo le meraviglie di Leicester, Ranieri ha combinato poco. Ha bisogno di rilanciarsi, come il club blucerchiato. Impresona.
4. Vincenzo Nibali (CICLISTA). Povero Nibali, che sia necessario un pellegrinaggio pacificatore nei confronti degli dei del ciclismo, i quali evidentemente lo hanno preso di mira?
Prima ha sbagliato strada alla Tre Valli Varesine, poi è incappato in una borraccia galeotta al Giro di Lombardia... Ora, non sembra che sia in forma smagliante, però la jella nera ci ha messo parecchio del suo.
3. Sebastian Vettel (FERRARI). Non ci sono più parole per descrivere le imprese alla rovescia di Sebastian Vettel. Era in pole position a Suzuka, ma un errore alla partenza ha immediatamente rovesciato secchiate di ghiaccio sui bollenti spiriti dei ferraristi. Il fatto che comunque sia arrivato secondo mitiga appena appena l’amarezza per quello che poteva essere e che non è stato.
2. Francesco Molinari (GOLFISTA). Non è stato profeta in patria. Anzi, ha deluso parecchio. Agli Open d’Italia di golf, Francesco Molinari: non pervenuto. Dopo il tocco magico del 2018, con vittorie in Europa e in America, Molinari sembra aver perso lo smalto. Meglio di lui Francesco Laporta, settimo. Per la cronaca, ha vinto l’austriaco Bernd Wiesberger. Il Piave stavolta non ha fermato lo straniero.
1. Faustino Asprilla (EX CALCIATORE). Ricordate Faustino Asprilla, il calciatore colombiano che qualche anno fa segnava valanghe di gol nel Parma? Era bravo, però non poteva considerarsi un modello di disciplina. Un po’ mattacchione, insomma. Ieri le agenzie hanno battuto una notizia da stropicciarsi gli occhi: Asprilla operato a una mano danneggiata dai troppi tweet. Evidentemente non è cambiato.
0. La Nazionale (SOLO PER LA MAGLIA). L’abito non fa il monaco, e dunque la maglia non fa la squadra di calcio. È vero, si vince o si perde per altri motivi, non certo per la casacca indossata. Nonostante tale indubbia verità ci uniamo al legittimo coro di proteste contro quella pseudo-maglia verdognola con cui la Nazionale ha giocato contro la Grecia. Ridateci l’azzurro. Per favore.
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