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Vent’anni fa moriva Wilt Chamberlain. “Il grande carro” re dei 100 punti in una gara

Vent’anni fa moriva Wilt Chamberlain. “Il grande carro” re dei 100 punti in una gara

Nel 1962 lo score mai battuto in Nba: con i Warriors sconfisse i Knicks quasi da solo, con 36/63 da 2 e 28/32 ai liberi 

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Il 12 ottobre del 1999 in un ospedale di Los Angeles morì Wilton Norman Chamberlain detto Wilt, aveva solo 63 anni.

Per i suoi 216 centimetri, le sue incredibili doti atletiche la grande rivalità con l’amico Bill Russel, i diversi soprannomi – “Il grande carro” era il suo preferito – e gli innumerevoli record è considerato uno dei giocatori più forti della storia Nba e di certo tra i più dominanti di sempre.

Quando Kobe Bryant segnò 81 punti in una sola partita contro i Toronto Raptors nel 2006 e stabilì il secondo miglior punteggio di tutti i tempi in una singola partita nell’Nba, dovette constatare che il primo posto era irraggiungibile. «Quella è una serata irripetibile. Unica. Ma Wilt Chamberlain coi suoi cento punti può stare tranquillo. Il suo record rimarrà», disse il Mamba consapevole del fatto che mettere a referto 100 punti fosse un’impresa altrettanto irripetibile.

Impresa che era riuscita proprio a Wilt il 2 marzo del 1962 a Hershey, Pennsylvania (38/63 dal campo, 28/32 ai liberi, non c’era il tiro da 3, introdotto nel 1979). La partita finì 169-147 e lui prese anche 25 rimbalzi. Per gradire.

Guidando i suoi Warriors distrusse i New York Knicks praticamente da solo. Nella stessa stagione superò i 4000 punti segnati, superò i 2000 rimbalzi e giocò di media 48. 53 a partita, quasi tutti quelli a sua disposizione, compresi alcuni supplemnetaru. Chiuse con la media punti di 50,4, migliore di sempre per l’NBA. Quella stagione divenne anche un libro “Wilt 1962” in cui l’autore, Gary Pomerantz, utilizza il giocatore come emblema della crescita dell’America nera. Eppure, nonostante i record, l’anno d’oro, i punti, anche quell’anno Wilt dovette arrendersi a Bill Russel che con i Boston Celtic si impose alle finals di Conference nella divisione East. Come era già capitato altre volte negli anni precedenti tra playoff e regular season. A proposito della grande rivalità con il capitano di Boston disse: «Bill Russell mi ha aiutato a rendere il mio sogno migliore, perché quando giochi contro il meglio, sai che devi dare del tuo meglio». Curiosamente nei sei anni con i Warriors non riuscì mai ad aggiudicarsi un titolo NBA andando quasi sempre a sbattere contro il muro Russell. I due anelli li vinse con i Philadelphia 76ers – proprio contro i Warriors – e nel 1972 con i Lakers contro i Knicks e nel primo caso mettendo anche fine all’egemonia di Boston sul campionato che durava dal 1959.

Che fosse un predestinato Chamberlain lo si capì fin dagli inizi. Appena finita la sua ultima stagione in High school lo volevano oltre 200 università. Scelse Kansas per l’allenatore. Al College ruppe tutti i record precedenti e nel 1958 divenne un Globetrotters, vista l’impossibilità di esordire in NBA senza aver finito ancora gli studi. Il debutto arrivò l’anno successivo con i Warriors che all’epoca giocavano a Philadelphia e da rookie migliorò tutti i record precedenti, fino ad essere nominato contemporaneamente MVP e Rookie of the year, fatto insolito ripetuto solo da Wes Unseld. Eppure tra tutti questi incredibili pregi, cominciò ad essere evidente il suo unico punto debole: Wilt Chamberlain “soffriva” la lunetta e non eccelleva nei tiri liberi. In carriera ne sbagliò 5805.

Questo non gli impedì di fissare un altro record. Nella storica partita dei 100 punti è stato anche il giocatore a segnare più liberi di sempre (28). E a fine carriera le statistiche diranno: maggior numero di punti in un singola partita, maggior numero di rimbalzi in una singola partita – 55 contro i Celtics nel 1960 – il record di punti e di rimbalzi realizzati in una singola stagione e il settimo posto finale come miglior marcatore di sempre nella storia NBA. Per quanto riguarda i rimbalzi invece è primo in quasi tutte le classifiche. Secondo alcuni studiosi americani inoltre alle classifiche di gioco va aggiunta quella inerente la sua sfera sessuale. Traendo alcuni dati presenti nella sua biografia si dice fosse stato a letto con circa ventimila donne, parlando della sua vita amorosa lo stesso Chamberlain disse: «Il sesso ha occupato gran parte della mia vita così come il basket. Per questo sono single». Oltre le battute e le leggende attorno alla sua vita, quello che resta a 20 di distanza dalla sua morte è un’eredità pesante fatta di numeri insuperabili e l’idea che sia stato proprio Wilt “il grande carro” Chamberlain a cambiare l’NBA cucendosi addosso lo status di prima celebrità del gioco. —
 

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di Redazione web