Sicurezza
Quattro allenatori che "ballano" e un luogo del cuore in comune
Questi tecnici si conoscono bene, benissimo. Ognuno ha imparato e insegnato qualcosa agli altri tre
Un triangolo e quattro uomini. Il titolo di un film, tutto calcistico, non particolarmente divertente. Empoli-Genova-Milano: prendete la cartina e tracciate un triangolo, vi accorgerete che verrà fuori quasi perfetto. Tre lati di una storia fatta di imprese, di vittorie, di sogni e un presente pieno di amarezze, incognite, minacce. I quattro uomini si conoscono bene, benissimo. Ognuno ha imparato e insegnato qualcosa agli altri tre. Il loro mestiere è il più scivoloso, ingannevole, illusorio del mondo: l’allenatore. Quel mestiere che ti porta dalla gloria all’oblio per due partite sfortunate o pensate male.
Tutti hanno un luogo del cuore, ed è Empoli, il piccolo miracolo del pallone di provincia, la confortevole culla per chi vuole spiccare il volo. Qui Marco Giampaolo ha ricostruito una carriera che languiva. Qui Eusebio Di Francesco si è formato come calciatore, dalle giovanili in poi. Qui Aurelio Andreazzoli ha insegnato il suo visionario modo di fare calcio, vivendo promozioni e retrocessioni. Qui Luciano Spalletti ha giocato, qui vive e ama questa terra. Tre di loro, curiosamente, a Genova si giocano o si sono giocati una fetta di carriera e di credibilità. Eusebio, per ammissione dello stesso presidente doriano Ferrero, ha le ore contate: se è vero che in 70 anni di storia la Samp non è mai partita così male, dopo la sosta difficilmente lo rivedremo in panchina. Andreazzoli, il gentile professore massese, deve superare le forche caudine dell’ira di Preziosi: il suo Genoa era partito lancia in resta, gioco spumeggiante con al volante Schone, cervello dell’Ajax delle meraviglie, ma poi il giocattolo si è rotto così, all’improvviso, come se un bambino dispettoso lo avesse preso a calci. Si parla di cento, mille allenatori al suo posto. Giampaolo, proprio in quella Genova in cui era diventato grande con la Doria, pensava di aver passato senza danni la tempesta perfetta: ma superata l’onda più alta si è accorto che i tre punti non sono bastati, che è il progetto ad essere messo in discussione. Non c’è tempo, in Italia, per le lavorazioni lente, qui si vuole il prodotto finito e inscatolato in tempi brevissimi.
Dunque saranno 15 giorni di passione per il bravo tecnico abruzzese, dietro al quale si staglia l’ombra proprio di Luciano Spalletti. La prima alternativa è Stefano Pioli, un altro che in Toscana ha vissuto estasi e tormenti. A Firenze, già: quasi dentro al triangolo.
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