Sicurezza
Marc "il cannibale": ecco i segreti di un pilota 8 volte campione
Non esiste un altro pilota, al pari dell’alfiere della Honda, capace di diventare un tutt’uno con la moto e di entrare così tanto in confidenza con gli pneumatici
Nono trionfo della stagione, campione del mondo per l'ottava volta, la sesta nella classe regina. E con ben quattro corse di anticipo. Il 26enne Marc Marquez ha nuovamente dominato e probabilmente continuerà a farlo nei Gran premi in programma fino al termine della stagione. E’ principalmente la Honda a chiederglielo, in quanto vuole anche il titolo costruttori. Mai appellativo è più appropriato di quello che è stato affibbiato da tempo al pilota spagnolo: il Cannibale. Con la sua voglia di vincere sempre, in ogni occasione, prendendosi qualsiasi tipo di rischio, Marquez ha conquistato un posto nell’enciclopedia dello sport e uno dei paragrafi principali nel manuale del motociclismo. Non tanto perché da poche ore ha messo in bacheca il suo ottavo sigillo iridato, quanto per il fatto che il suo stile ha rivoluzionato le corse tra bolidi su due ruote. Non per nulla di lui dicono che “cade per non cadere”. Una definizione che in MotoGp dice tutto. Non esiste, infatti, un altro pilota, al pari dell’alfiere della Honda, capace di diventare un tutt’uno con la moto e di entrare così tanto in confidenza con gli pneumatici. Un anno e mezzo fa lo ammisero anche in Michelin: «Nello studio delle nuove coperture – si lasciò sfuggire il responsabile Motorsport dell’azienda francese Piero Taramasso – abbiamo dovuto analizzare nei dettagli il rivoluzionario e futurista stile di guida di Marquez».
Proprio così. Anche quest’anno il funambolo Marc si è messo in tasca con anticipo un Mondiale sfruttando al massimo una tecnica molto più aggressiva degli avversari (per denigrarlo alcuni la definiscono “pericolosa”, ma ad oltre trecento orari su due ruote è tutto pericoloso), con la sporgenza su un lato che arriva quasi sempre all’esasperazione. Le sue pieghe sono impossibili, nelle curve a maggiore angolazione gomito e ginocchio quasi si fondono e vanno a costituire una terza ruota. Quella che manca agli altri. Talvolta, la terza ruota cede, e Marquez cade. Ma non succede nulla, perché lui è già a terra. Sembra quasi che cada da una mini moto. La tiene su di giri, la riprende in mano e riparte. Magari guardando gli altri e il pubblico che lo fischia (nel caso soprattutto del Mugello e di Misano) con quel sorrisetto diabolico da Jocker che spiazza tutti. Infine, che dire delle staccate? Anche in questo caso, solo lui frena così in fondo e sollecita così al massimo la gomma anteriore. Marc ha uno stile di guida tutto suo, molto fisico e sempre in movimento sulla moto, unito a un baricentro sempre molto basso che gli permette di restare in sella a un mezzo scorbutico come la Honda, riuscendo a controllarne anche in situazioni estreme le tendenze bizzose.
In questi anni Marquez ha lavorato molto anche sulla sua capacità di concentrazione. “Marc – raccontavano poco tempo fa quelli del suo team - ha allenato la sua testa a essere costantemente focalizzata su quanto sta facendo, senza concedersi neanche il minimo calo di attenzione, che è quello che spesso basta per perdere una posizione, o peggio finire per terra. Tecniche di visualizzazione, allenamento mentale e attenzione all’alimentazione sono gli strumenti che gli permettono di mantenere la testa sempre in sintonia con quanto sta facendo il corpo e con le condizioni circostanti”.
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