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Altro che crescita gli Azzurri di O’Shea a picco col Sudafrica

Alessandro Cecioni

Mondiali di rugby in Giappone, finisce 49-3 Giornata terribile per Parisse e compagni 

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la disfatta

Alessandro Cecioni

Doveva essere il match della vita, la consacrazione internazionale dell’Italia, la partita che avrebbe portato gli azzurri ai quarti. È finita 49-3 per il Sudafrica, 7 mete a 0 (Kolbe, Mbonambi, ancora Kolbe, Am, Mapimpi, Snyman, Marx).

Questo è il cosa. Poi c’è il come. E qui non sapremo mai cosa sarebbe potuto accadere se al terzo minuto del secondo tempo, sul 17-3, con calcio di punizione fischiato a favore degli azzurri nei cinque metri avversari, Lovotti e Quaglio non avessero perso la testa e non avessero alzato e ribaltato Vermeulen. Tmo e rosso diretto per Lovotti. Italia in 14 e fine della partita anche se il Sudafrica ci mette 10 minuti buoni a trovare la soluzione e nel mezzo, tanto per distanziare l’Italia fa piazzare Pollard per il 20-3.

«Sono distrutto per tutti, per i giocatori, per i tifosi – dice amareggiato Conor O’Shea a fine partita - Il Sudafrica è più forte di noi, ma dopo 42 minuti stavamo 17-3. Ancora in partita. Negli spogliatoi al riposo ci siamo detti che potevamo applicare il nostro piano che niente era compromesso. Poi su quel rosso la partita è finita».

Ma è vero che l’Italia ha perso da subito la battaglia fisica con il Sudafrica, anche prima del rosso del secondo tempo. Ne sa qualcosa Riccioni che appena entrato si è immolato per placcare Eztebeth lesionandosi le costole (mondiale finito). Il piano del Sudafrica, d’altronde, era quello: distruggere l’Italia sul piano fisico. «Volevamo imporre la nostra fisicità – dice Rassie Erasmus, ct degli Springboks - e ci siamo riusciti. Abbiamo anche attaccato, Kolbe (man of the match, ndr) è stato perfetto». Parisse: «Lovotti è deluso, ha capito subito che aveva fatto un grosso errore. Se segnavamo potevamo restare in partita, metter loro qualche dubbio».

Piloni protagonisti di questa partita. Già al terzo minuto, dopo la prima mischia, gli azzurri perdono Ferrari, pilone destro, (sospetto stiramento). Poi Riccioni entrato al suo posto e quando lui va fuori entra un pilone sinistro, Quaglio. E questo porta a una cosa mai vista in questo mondiale: la mischia no-contest, ovvero senza spingere, vince chi introduce. Il regolamento parla chiaro: in mancanza di giocatori di ruolo (nei piloni non ci può essere intercambiabilità destro-sinistro) si passa alla no-contest. Entra Quaglio, sinistro, e via con la no-contest.

«Che erano duelli duri fisicamente lo sapevamo prima della partita – dice ancora il capitano – abbiamo sofferto sui drive (due le mete prese su questa fase di gioco ndr), non siamo stati in grado di fermarli. Ma, per dirla con Conor, all’inizio del secondo tempo c’è stato un momentum favorevole, il bell’avanzamento di Steyn, il calcio a nostro favore. Poi quel ribaltamento e il rosso».

Conor O’Shea ascolta. Gli viene chiesto del suo contratto che scade a maggio 2020, se la sconfitta cambia qualcosa. «Ho detto al presidente Gavazzi che ne avremmo parlato dopo la Coppa del mondo». Cioè prima del prossimo Sei Nazioni, come ad anticipare che non sarà lui a guidare gli azzurri già da febbraio. Poi torna sul gruppo: «In questi anni abbiamo fatto bene, ci sono molti giocatori per ogni ruolo. C’è una squadra che ha una struttura, e delle ambizioni». Molti giocatori in ogni ruolo? Intanto sui piloni si è corti. Ferrari e Riccioni vanno a casa, Lovotti è sotto squalifica e pure Quaglio, coinvolto nel fallo da rosso ma graziato, potrebbe essere sanzionato. Dall’Italia dovrebbero arrivare Zilocchi e Traoré e Zani abbandonare il ruolo di tallonatore e passare pilone. Potrebbe non bastare. Fra otto giorni ci sono gli All Blacks, potrebbe diventare un incubo. —



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