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Ribery, ecco l'ultimo erede della mitica “7” viola

Giorgio Billeri
Franck Ribery, ultimo erede della numero sette viola. Kurt Hamrin, Julinho, Daniel Bertoni
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Franck Ribery, ultimo erede della numero sette viola. Kurt Hamrin, Julinho, Daniel Bertoni

A Firenze è arrivato un signore di 36 anni dal volto di pirata e i piedi di zucchero che ci ha ricordato improvvisamente che quella maglia, quella numero 7 su sfondo viola, ha scritto a caratteri cubitali la storia del club. Da Hamrin a Julinho fino a Bertoni: il mito di una maglia un po’ “hippy”

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FIRENZE. Il numero più “eversivo” della storia del calcio. Simbolo di praterie da percorrere, di avversari da saltare con una finta, di dribbling, di cross e di gol. Pensi al numero sette e ti appaiono subito la sagoma sofferta di Garrincha, quelle hippie di George Best e Gigi Meroni, il caschetto al vento di Bruno Conti, gli eccessi di Cantona, il glamour di Beckham, la freddezza di Sheva. Quanti campio ni hanno portato sulle spalle il peso di quella sette, l’ultimo di questa galleria di delizie è ovviamente Cristiano Ronaldo.

A Firenze è arrivato un signore di 36 anni dal volto di pirata e i piedi di zucchero che, con il suo magistero, ci ha ricordato improvvisamente che quella maglia, quella numero sette su sfondo viola, ha scritto a caratteri cubitali la storia del club.

A partire da un signore svedese che a Firenze è rimasto a vivere: lo chiamavano Uccellino, al secolo Kurt Hamrin, classe 1934. Un pezzo di ghiaccio quando arrivò, nel 1958, un fiorentino vero quando sitrasferì al Milam, nove anni dopo. 289 presenze e 151 reti, cifre impressionanti anche per il calcio dell’epoca, dove segnare era probabilmente più semplice. Elegante, micidiale. Veloce, leggero come un puma, capace di far gol ma anche di liberare l’uomo davanti al portiere. Il primo, grande proprietario della “sette” viola, che ui preceduto, dal 1955 al 1958, da un altro formidabile interprete del ruolo di esterno: Julio Botelho, al secolo Julinho, nato a San Paolo nel 1929 (è scomparso nel 2003), baffetto alla Clark Gable e classe cristallina: 89 partite, 22 reti e uno scudetto nel 1956.

A tutti gli effetti nella Hall of fame della società, proprio come colui che quella maglia la ereditò tanti anni dopo: si chiamava Ricardo Daniel Bertoni, argentino, classe 1955. Eroe del Mondiale 1978, sbarcò a Firenze due anni dopo: quattro stagiohi viola, fino al 1984, con 27 reti in 97 partite e quel quasi scudetto del 1982 che grida ancora vendetta. La sette ha preteso solo e soltanto grandi giocatori: ora si diverte sulle spalle di Ribery, e con lei tutta Firenze. 
 

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