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ciclismo: i mondiali 

L’Italbici fa la partita, Trentin si mangia il gol

Stefano Fiori
L’Italbici fa la partita, Trentin si mangia il gol

Azzurri tatticamente perfetti, sotto al diluvio saltano tutti i favoriti. Matteo in volata finisce le energie, trionfa Pedersen

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Il danese di Lejre Mads Pedersen, 24 anni da compiere il prossimo 18 dicembre, ha beffato allo sprint sul traguardo del campionato mondiale di Harrogate un grande Matteo Trentin, vanificando così la memorabile giornata vissuta dalla nazionale italiana, ottimamente guidata da Davide Cassani. Nel successo di Pedersen c'è però un pizzico d'Italia, poiché l'aitante ciclista danese è in forza al team della Trek-Segafredo, che per l'anno prossimo potrà contare su Vincenzo Nibali. Passista poderoso, già ben conosciuto dagli italiani avendo vinto una tappa ed essendo stato protagonista al Giro della Lunigiana 2013, Pedersen è specialista di Classiche in linea, avendo vinto la Parigi-Roubaix Juniores 2013 ed essendosi piazzato 2° nel Giro delle Fiandre 2018 tra i professionisti; quest'anno aveva vinto il GP d'Isbergues, giusto una settimana prima del trionfo iridato.

197 i partenti, dei quali ben 15 appartenenti al team Ineos e 13 alla Deceuninck-Quick Step, nell'ennesima giornata da tregenda di questa bagnatissima settimana iridata nello Yorkshire, con la nazionale italiana che – in quello che sarebbe stato il giorno del suo 77°compleanno – ha voluto doverosamente ricordare l'indimenticabile Felice Gimondi con la scritta sulle maglie azzurre: «Non mollare fino alla fine».

Accorciato anche il percorso, in considerazione del meteo impossibile, da 285 a 261 chilometri, togliendo le prime due salite della parte in linea e portando a nove, invece dei sei previsti, i giri del circuito finale attorno ad Harrogate. Il freddo, il vento e la pioggia non smorzano la combattività dei concorrenti e dopo alcune scaramucce iniziali è lo sloveno Roglic che favorisce la fuga di un gruppo di 11 concorrenti bene assortito composto, oltre a lui, da Quintana, Carapaz, Polanc, Koch, Nielsen, Bodnar, Dillier, Vakoc, Houle e Howes, con un generoso Moscon che fallisce di poco l'aggancio. Mentre il meteo invernale si scatena ulteriormente, l'azione degli undici prosegue e ottiene il vantaggio massimo di 4'30” al 90° chilometro.

Sotto il diluvio australiani, belgi e francesi riducono progressivamente il vantaggio dei battistrada, che vengono ripresi attorno al 140° chilometro. La corsa si infiamma ma gli italiani perdono uno sfortunatissimo Ulissi, messo ko da un problema meccanico. A quel punto sale in cattedra Visconti che controlla da par suo la gara mentre saltano Gilbert, a seguito di una caduta ed Evenepoel, sacrificato nell'inutile tentativo di riportare in gruppo lo sfortunato coequipier. I ritiri si susseguono, come quello di Lutsenko, più a suo agio sotto il sole della Toscana che non sotto il diluvio dello Yorkshire o quello clamoroso del campione mondiale uscente, Valverde, che a capo di una prestazione obbrobriosa della nazionale spagnola trova la forza per accusare. «Questo è un mondiale da matti, con delle strade dove non si riesce a stare in bici». La decisione si ha a 33 km dalla conclusione, quando il favorito Van Der Poel attacca in salita e gli resiste soltanto Trentin; ai due si agganciano Kung, Pedersen e Moscon e il quintetto sembra avere partita vinta ma le sorprese sono dietro l'angolo: ai meno 12 salta proprio Van Der Poel, messo ko da una probabile ipoglicemia, subito dopo anche Moscon alza bandiera bianca e i tre superstiti giungono così a giocarsi la vittoria in Parliament Street ad Harrogate.

Kung è esausto e Trentin sembra avere partita vinta, ma il forte e scaltro danese Pedersen rinviene alle sue spalle e lo supera nettamente a velocità doppia, provocando le amare lacrime del ct Cassani in una giornata dominata dagli azzurri fino ai 50 metri finali. —



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