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Giorgi e Tortu, siamo un paese di atleti. Harakiri ciclismo, Brozovic è rinato

La grande soddisfazione4 di Eleonora Giorgi dopo la medaglia di bronzo nella 50 km di marcia ai Mondiali di Doha
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La grande soddisfazione4 di Eleonora Giorgi dopo la medaglia di bronzo nella 50 km di marcia ai Mondiali di Doha

Gli orrori difensivi delle genovesi potrebbero costare caro a Di Francesco e Andreazzoli. Balo è rinato? Presto per dirlo

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10. E. GIORGI. (Atletica).  La prima medaglia per l'Italia ai Mondiali di atletica in corso a Doha ha il sapore della fatica, del dolore, dell'impresa. Provateci voi, a marciare per 50 chilometri nel caldo e nell’umidità del deserto: roba davvero al limite delle possibilità umane, tra svenimenti, malori, ambulanze. La trentenne lombarda metterà questa giornata figlia della fatica nella bacheca delle sue imprese più belle. Bravissima.

9. MARCELO BROZOVIC (Inter). E’ la rappresentazione plastica di come Antonio Conte ha cambiato il mondo-Inter. L’anno scorso discontinuo, a volte indisponente: oggi pronto a gettarsi nel fuoco. E’ il giocatore che corre più di tutti in serie A (dati Lega), segna, crea gioco, tampona. La vicinanza di Sensi è un toccasana che il croato e l’Inter devono sfruttare.

8. FRANK RIBERY (Fiorentina). L’immagine di una Fiorentina che ha trovato lo spirito del suo patron Commisso: giocarsela contro tutti, sempre e comunque. E’ di un altro pianeta, a 36 anni distilla un calcio che non si vede più. Segna, fa segnare e soprattutto trascina i giovani con il suo esempio. La squadra può salire ancora e competere.

7. FILIPPO TORTU (Atletica). Voto avaro, probabilmente, ma il ragazzo ha un talento tale che il settimo posto nella finale dei 100 a Doha dev’essere solo un punto di partenza. Unico bianco in una finale di schegge d’ebano, ha riportato l’Italia nel gotha della velocità pura, 32 anni dopo Pierfrancesco Pavoni. Ha tempo per migliorarsi, intanto godiamoci questa bella realtà sportiva.

6. MARIO BALOTELLI (Brescia).  Quando si parla di Mario, la prudenza non è mai troppa. Tante, milioni di volte abbiamo pensato a una resurrezione per poi restare delusi alla prima bravata, in campo o sui social. Resta il fatto che a Brescia, casa sua, sembra avere ritrovato la voglia, ed è già molto. Bello essere entrato in campo con la figlia vestita con la maglia del Napoli. Bello aver fatto gol.

5. LA FERRARI (Formula Uno).  Vabbè, forse abbiamo tutti un po’ esagerato. Forse dopo le tre vittorie in striscia delle rosse pensavamo che gli altri fossero improvvisamente diventati dei brocchi: non è così. A Sochi, dopo l’ennesima pole del ragazzaccio monegasco, speravamo nel poker, invece le Mercedes sono tornate frecce e Hamilton ha virtualmente vinto il Mondiale.

4. MATTEO TRENTIN (Ciclsimo). L’occasione della vita buttata via, e nemmeno lui sa esattamente come. La grandissima Italia di Cassani lo porta nella condizione migliore, lui contro due avversari più lenti nella volata che vale il Mondiale di ciclismo. Perdere sembrava impossibile, prova a partire ai 300 metri ma d’improvviso si spegne la luce, e Pedersen lo passa in tromba. Amarezza profonda.

3. MARCO GIAMPAOLO (Milan). Hai voglia a dire: è l’allenatore giusto per noi, il progetto ha bisogno di tempo eccetera. Di tempo, in un club come il Milan, non ce ne può essere: il blasone e il gruppo Elliott vogliono risultati. Che non arrivano. La sconfitta con la Fiorentina certifica uno stato confusionale generale di una squadra assemblata forse troppo in fretta. Pagherà il tecnico? Probabile.

2. OLIMPIA MILANO (Basket). Non basta spendere milioni, non basta mettere le mani sui migliori: la grande Milano che doveva (deve) schiacciare tutti in Italia e correre in Eurolega non è ancora pronta. Ettore Messina, ieri 60 anni, ha subito una bella lezione al Forum dall’arrembante Brescia di Esposito: una brutta notizia per Armani, una bella notizia per il campionato.

1. ANDREAZZOLI (Genoa). Dispiace mettere dietro la lavagna uno degli ultimi, veri maestri di calcio.Ma il Genoa di Aurelio Andreazzoli sembrava una delle sorprese più belle di questo avvio di stagione, e invece il Grifone sta pian piano scivolando verso le zone ansiogene della classifica. A Roma, in casa Lazio, un’altra durissima lezione figlia di un assetto difensivo tutto da rivedere.

0. DIFESA SAMPDORIA (Calcio).  Eusebio Di Francesco ha basato la sua carriera sul calcio offensivo, propositivo, coraggioso. E anche se, magari, la colpa non è tutta sua la fase difensiva della Samp è davvero imbarazzante: 14 gol incassati in 6 partite, media 2,33, sono davvero tantissimi. Cattivi posizionamenti, poca comunicazione, zero coraggio: l’Inter è andata a nozze, ovvio.

 

 

 

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di Redazione web