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L’EX CICLISTA OGGI COMMENTATORE SU EUROSPORT 

Raccontare alla toscana tutto il bello del ciclismo Magrini diventa un libro

STEFANO FIORI

Veglione del tritello, le fagianate e tutto quanto fa bicicletta «Domenica spero in Trentin, ma sotto sotto temo Kristoff»

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STEFANO FIORI

Veglione del tritello: espressione usata nelle nostre telecronache quando, generalmente su una salita (spesso decisiva per i destini della tappa), il gruppo si sbriciola piano piano grazie ai ripetuti attacchi degli uomini di classifica. Si assiste a una vera festa del ciclismo (come il veglione di Capodanno, appunto), che esalta i tifosi e i telespettatori». Questa definizione è tratta dal libro “Fagianate, scatti e scie” scritto da Riccardo Magrini e Luca Gregorio, voci del ciclismo su Eurosport, con prefazione di Paolo Condò e pubblicato da Rizzoli. 240 pagine divertenti, godibilissime, per questo dizionario semiserio praticamente creato dall'ex-ciclista montecatinese, ormai residente a Milano, Riccardo Magrini. Un lavoro piacevole, atteso dai tanti appassionati dello sport del pedale che seguono le telecronache delle gare ciclistiche su Eurosport e che grazie alla verve e alla simpatia del “Magro” - ben coadiuvato dal giornalista Luca Gregorio – regalano sicuramente qualcosa in più.

Questo “dizionario sentimentale del ciclismo, come recita il sottotitolo, era diventato imprescindibile anche per comprendere meglio le parole e le frasi ad effetto targate Magrini, che tanto successo hanno ottenuto nel corso degli anni. Ed imperdibile è anche il capitolo finale, nel quale sono stati raccolti i soprannomi dei ciclisti più famosi nella storia di questo sport.

Insomma, un vero gioiellino che garantisce divertimento e che avvicina ancora di più i due autori al folto pubblico dei loro fedelissimi. Come è nata l'idea del libro, lo racconta Magrini: «Oggi, anche nello sport, sembra che se non scrivi un libro sei un bischero, così ho iniziato a pensarci e il progetto si è poi concretizzato grazie alla Rizzoli. A dire la verità anche il nostro pubblico ce lo chiedeva, poiché non tutti riuscivano a capire il significato delle parole permeate della mia toscanità. Faccio un esempio, in Lombardia non capivano perché quando vedevo un ciclista in crisi dicevo che aveva la “Miciola”. Ebbene la Miciola è il nome che i cacciatori del Padule di Fucecchio danno alla pavoncella».

Magrini vuole evidenziare un'altra parte del libro: «La prefazione scritta da Paolo Condò mi è piaciuta molto, è veritiera, va letta con attenzione e non solo per i complimenti che mi fa. Io non perdo la mia toscanità nel raccontare il ciclismo alla tivù. Due amici giornalisti come Fabio Caressa e Sandro Sabatini hanno riconosciuto che il ciclismo è uno sport difficile da commentare, in tanti ci hanno provato ma poi sono rimbalzati. Nel mio caso ho invece riscontrato un notevole gradimento delle telecronache, anche da parte di chi non seguiva il ciclismo e ormai faccio compagnia a molte donne, convertite a questo mio bellissimo sport».

Facile da immaginare quale sia la sua espressione preferita.

«Credo che lo sappiano tutti, è il “Veglione del tritello”, cioè quando sta per scatenarsi la bagarre in gruppo, su una salita».

Risale al 2005 la prima telecronaca targata Magrini.

«Sì, fu per una tappa alla Vuelta, un buon inizio e oggi, dopo migliaia di ore di trasmissione, ho tanti bei ricordi. Il più bello di tutti è relativo alla vittoria di Paolo Bettini al mondiale di Stoccarda: fu come una liberazione per gli italiani, dopo una settimana di passione e di lunghi coltelli a causa di una sorta di ostracismo politico-sportivo nei confronti della squadra italiana. Altra telecronaca memorabile fu quella della tappa di Fuente De', alla Vuelta di Spagna 2012, dove dissi che Contador aveva vinto alla...livornese. Quest'anno il voto più alto va alla bellissima vittoria di Alberto Bettiol nel Giro delle Fiandre».

Le “profezie” del Magro per la prova iridata di Harrogate?

«Occhio a Kristoff, il mio favorito..segreto, al vecchio volpone Van Avermaet, al solito Sagan che cercherà lo storico poker e anche al giovane talento olandese Van Der Poel, in gran forma: da non sottovalutare nemmeno il prodigio Evenepoel. Degli italiani mi attendo il meglio da Trentin e Visconti, con Ulissi e Bettiol nel ruolo di “guastatori”. Un'eresia che Nibali non sia tra gli azzurri e non per colpa di Cassani che lo ha atteso a lungo». Due i momenti già nella memoria di Magrini, relativi al meeting iridato nello Yorkshire: «Grandissimo Tiberi, toscano d'adozione.

Il guasto alla pedivella che gli ha fatto perdere 36” è assai meglio che sia capitato alla partenza. Infine, due parole sul danese Johan Price Pejtesen, che nella crono, sbagliando la traiettoria e finendo così in una enorme pozzanghera, per poco non affogava..«Direi che gli sia riuscita una Siuski perfetta, cioè un tuffo alla livornese». —

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di Redazione web