Finanza
La Milano che spende e quella che risparmia
C’è un gap evidente tra Inter e Milan, e non c’era bisogno del derby meno equilibrato degli ultimi anni per capirlo. Una netta differenza soprattutto per idee e verve agonistica, dovuta al fatto di avere da un lato un allenatore che ha già messo la sua impronta sulla squadra, e dall’altro un tecnico che pare in difficoltà ad ambientarsi su una grande panchina. Giampaolo paga forse le troppe aspettative che parte della critica ha riversato su di lui. Nel Milan di oggi, la mano del tecnico non si vede.
Certo, deve essergli concesso del tempo, ma il problema sta anche nella composizione di una rosa che da troppi anni ormai non è da Milan: mancano i fuoriclasse. “Costano troppo” , dirà qualcuno. Eppure la spesa sostenuta per tanti (troppi? ) giocatori negli stessi reparti alla fine ammonta a quella che poteva consentire alla società di garantirsi un paio di top-player.
La squadra può fare certamente meglio di così, ma è improbabile che possa ambire a un piazzamento Champions. Discorso diverso per i nerazzurri, a punteggio pieno e sempre più candidati ad essere l’anti-Juve. Al punto che le malelingue già ipotizzano che Conte snobbi l’Europa per puntare allo scudetto.
L’Inter vista in coppa non è neanche lontana parente di quella del campionato, e senz’altro Conte sarà ancora più stimolato nella corsa contro la sua ex squadra. Ma non credo che abbia la minima volontà di voltare le spalle al palcoscenico internazionale. Un passo falso ci può stare, ma il lavoro dell’allenatore si vede e consentirà all’Inter di tenere testa a lungo allo strapotere dei bianconeri. Strapotere in termini di valore, ma non di gioco.
C’è una “lotta interna” nella Juve: da una parte l’assoluto pragmatismo di una realtà che vuole vincere, e non le interessa nemmeno troppo come. Dall’altra, l’idealismo estetico di Sarri, deciso a trasmettere qualcosa, sul piano del gioco, che la Juve pur vincente non ha avuto negli ultimi anni. La sensazione però, ad oggi, è che sia più la Juve ad aver influenzato Sarri che non viceversa.
La dimostrazione è l’ampio turnover che sta mettendo in atto il tecnico, abituato invece a giocare con un numero strettissimo di giocatori. Le scelte che fa vanno sempre bene, dato che ha a disposizione grandi talenti. Ma questa non è ancora la Juve di Sarri.
(a cura di Giorgio Carlini)
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