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L’Italia batte 47-22 la Namibia ma lo spettacolo non si è visto

Alessandro Cecioni
Una mischia durante la sfida tra l'Italia e Namibia
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Una mischia durante la sfida tra l'Italia e Namibia

Serve lo schiaffo iniziale degli africani per far riordinare le idee a Parisse e compagni Il capitano: «Abbiamo commesso troppi errori. Col Canada dobbiamo fare meglio»  

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Mettiamola così: l’Italia doveva vincere, e ha vinto; doveva segnare almeno 4 mete per ottenere il punto di bonus e ne ha segnate sette (una di punizione, Allan, Tebaldi, Bellini, Canna, Polledri, Minozzi). Vogliamo essere generosi? Vogliamo dire che l’Italia ha reagito allo schiaffo iniziale della Namibia (7-0 al 5’con meta in prima fase del mediano Stevens)? Diciamolo. Che paradossalmente è prima in classifica davanti agli All Blacks? Diciamo anche questo. Però fine delle note positive. Contro la Namibia finisce 47 a 22 e gli azzurri si fanno infilare tre volte da una nazionale che forse tre mete le aveva fatte in tutte le partecipazioni precedenti.

“Tre”, facevano con le dita i giocatori namibiani uscendo dal campo sorridenti e increduli. L’Italia ha preso tre mete e ne ha buttate al vento almeno il doppio con incredibili passaggi sbagliati due contro uno, cose che già nel minirugby gridano vendetta. «Analisi chiara – dice Sergio Parisse, capitano azzurro – non è stata una grandissima partita c’era molta tensione in noi, molti giocavano il primo mondiale. Abbiamo commesso diversi errori. Ora l’obiettivo immediato è vincere un’altra partita, quella del recupero fisico, fra tre giorni c’è il Canada e dobbiamo fare meglio. Abbiamo fatto 47 punti senza giocare al nostro livello, questo è positivo. Cosa faremo da qui al Canada (giovedì ore 9, 45, diretta su Rai2 ndr), in pratica quasi niente, la squadra è già stata decisa, ci sono da fare i cambi vedere come stanno i giocatori, Pasquali, per esempio è meno grave del previsto, in una settimana-dieci giorni dovrebbe essere a posto, ma fra viaggio e riposo, c’è poco tempo per fare prove».

Fra tanti errori di passaggio uno dei pochi che ha dimostrato di avere mani è stato Federico Ruzza, protagonista dell’unica azione italiana a livello del mondiale all’ultimo minuto del primo tempo: driver da touche e Ruzza che se ne va dal lato chiuso poi con un no look pass serve Tebaldi che va in meta. Una magia, un lampo nelle tenebre italiane sulla gestione del possesso. «Sì una bella azione, devo ammetterlo – dice Federicio Ruzza, premiato come man of the match – ma abbiamo fatto troppi errori. L’’emozione di un esordio nel mondiale si è fatta sentire. Di buono c’è come siamo rientrati in campo nel secondo tempo, abbiamo subito imposto il giusto ritmo e abbiamo anche gestito bene la pioggia».

Sbagliate le scelte al piede, mai utili a conquistare campo, mai utilizzate per creare problemi agli avversari salvo il grabber di Benvenuti che ha mandato Bellini in meta. Eppure questo è il mondiale che consacra il gioco al piede, la capacità di mettere pressione agli avversari con palle alte come una delle chiavi per scardinare le difese più arcigne. E noi? «Continuiamo il lavoro in termini di palle alte – dice O’Shea – sulla mentalità e l’energia di questa scelta. Credo che il gioco al piede sarà fondamentale contro il Canada».

 

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