Sicurezza
Ecco i primi segnali del gioco di Sarri, ma la difesa balla
Dopo il 2-2 di Madrid con l’Atletico cosa va e cosa non va nella Juventus
l’analisi
Antonio Barillà
La notte di Madrid della Juventus di Sarri ha più chiavi di lettura: sparge fiducia e accende lampi d’inquietudine, vale complimenti e autorizza rimbrotti, convince per l’atteggiamento coraggioso e amareggia per leggerezze inammissibili.
Dipende dalle prospettive, lo stesso risultato è double face: confortante in sé - pareggiare in casa dell’Atletico Madrid non è scontato -, malinconico per la genesi, con un doppio vantaggio smarrito.
I tifosi si dividono, la critica focalizza momenti opposti del match modellando di conseguenza i giudizi, lo stesso Sarri confida «una sensazioni duplice», sospeso tra «positività» e «giramento», rincuorato da un marchio finalmente nitido e sincero nell’appuntare ritardi e difetti.
Il problema, come spesso accade nella terra dei Guelfi e dei Ghibellini, è che si rovista nella cronaca per confortare posizioni precotte: c’è chi osanna il Sarrismo per il due gol segnati al Wanda dove Allegri pochi mesi fa fu surclassato e chi l’attacca per una rimonta che il vecchio allenatore mai avrebbe permesso.
La verità è che la Juve sta cambiando pelle e dobbiamo abituarci a un nuovo modo di vivere le sfide: più sfacciato e insieme più rischioso, fatto di emozioni e di brividi, da valutare senza paragoni, attenti a non eccedere in elogi o frecciate.
Anche perché il lato oscuro del nuovo corso può, in questa fase, essere effetto del work in progress: difficile immaginare che in un pugno di partite possano essere metabolizzati schemi e approcci nuovi, assolti compiti inediti e complessi, l’accorciare degli attaccanti e il presidio a zona dei difensori sui piazzati.
Il gioco di Sarri s’intravvede, e questa è la buona notizia: spot un’ora di spettacolo con il Napoli prima di chinarsi alla stanchezza, e la ripresa sfrontata di Madrid rovinata da una rimonta stavolta a buon fine.
Gli azzurri scalando addirittura tre reti, alla fine erano stati traditi dal harakiri di Koulibaly. Sono piaciute la personalità, la scioltezza del palleggio, la spavalderia seguita alla sofferenza del primo tempo,cla ricerca insistita del terzo gol che inorridisce i tattici ma riassume la svolta.
Allarma, invece, l’illusorietà del controllo del match, la vulnerabilità improvvisa specie sulle palle inattive.
È un vizio antico, antecedente all’era Sarri, ma acuito dalla scelta di marcare a zona: su 5 gol subiti finora, 4 sono sbocciati da piazzati, due contro il Napoli, due contro l’Atletico, troppi.
«Il secondo dell’Atletico posso anche accettarlo - spiega Sarri -, il primo mi rimane difficile da digerire: era una palla lentissima su cui bastava toccare l’avversario».
Serve pazienza, in fondo è una rivoluzione: un cambio di filosofia, non solo di tattica. —
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