Gioco
Che brutte le maglie biancorosse Sarri: per me la tradizione è sacra
«Ho idee che vanno contro alle strategie di marketing ma ricordo: la casacca più venduta è quella del Manchester United che è la stessa da decenni...»
FIRENZE. L’uomo della tuta, in un’altra vita oppositore dei damerini da panchina, al debutto sceglie un compromesso: lascia camicia e giacca negli spogliatoi, ma indossa pantaloni classici e polo a maniche lunghe. Il bello è che di look, non suo ma della squadra, discetta, e, come sempre, dice quel che pensa, criticando la mise biancorossa: «Su queste cose – il pensiero di Maurizio Sarri - ho idee che vanno contro il marketing, per me il rispetto della tradizione delle maglie è sacro. Non so, in realtà, se poi vado contro il marketing perché la maglia più venduta è quella del Manchester United, identica da decenni».
Divagazioni di fine partite, dopo novanta minuti soffertissimi e un sospiro di sollievo, nel segno di una storia personale costellata di partenze difficili, figlia in realtà di insegnamenti tattici che richiedono lunghi tempi di apprendimento: «L'emozione diversa – sorride - è aver pareggiato anziché perso alla prima. Però non è proprio un esordio, nelle prime due gare mi sentivo in panchina pur non essendoci fisicamente. Giocare a Firenze per me è particolare, anche se mi ricordo solo uno scudetto perso col Napoli: spero di vincere una partita secca per farmi tornare in mente tutti i ricordi positivi».
La lettura della partita è spietata, Sarri rileva errori e non risparmia nessuno («Male Ronaldo e Higuain, non hanno accorciato»), però il vizietto antico degli alibi riaffiora: «Passo indietro? Con il Napoli si giocava a 20 gradi, stavolta a 34. Le condizioni sono diverse e poi la Fiorentina ci veniva a prendere alta rendendoci la vita difficile. Ci siamo impauriti con un paio di uscite errate e lì abbiamo trovato mentalmente più difficoltà a far ripartire l’azione». Dice: «Ci ha salvato il carattere». Ma quello c’era già, s’aspetta il bel gioco. —
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