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Fiorentina-Juventus, parla Commisso: «Nessuna soggezione verso gli Agnelli, questa partita è il sogno della mia vita»

Mario Platero
Rocco Commisso, 69 anni, nuovo patron della Fiorentina
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Rocco Commisso, 69 anni, nuovo patron della Fiorentina

Il patron viola parla da Chicago: "Loro pagano stipendi per 300 milioni, io per 50: ma a volte i piccoli ce la fanno..."

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«Domani? Una partita campale, sotto molti punti di vista, emotivi, sportivi, etici...». Rocco Commisso, patron della Fiorentina, parla di getto, sempre spontaneo, sempre convinto, sempre chiarissimo. La partita di domani sarà un test sul piano emotivo perché «la Juventus è la squadra campione, perché mi tornano in mente Sivori, Charles, Boniperti, Nicolai, giocatori che adoravo, perché voglio che sul piano etico non si ripetano insulti inaccettabili – dice –, detto questo so che faremo di tutto per vincere, saremo a Firenze, in casa, e sono sicuro che la squadra e i tifosi lanceranno il cuore oltre l’ostacolo».

Quella di Commisso è la storia tipica dell’immigrato italo-americano che ha fatto fortuna in America. È arrivato ragazzino da Marina di Gioiosa Ionica in Calabria. E ha costruito la sua vita lavorando sempre, fin da quando era ragazzo, da studente, 40 ore alla settimana nella pizzeria del fratello, che non aveva potuto permettersi di studiare. Nella partita di domani c’è anche un confronto fra due mondi diversi, quello della sua proprietà, di self made man, di prima generazione, con il mondo rarefatto della proprietà della Juventus, la famiglia Agnelli, che ha la squadra da un secolo.

Trovo Rocco Commisso, imprenditore nel settore via cavo, con un’azienda, la Mediacom, che vale qualche miliardo di dollari, a Chicago.

Mi sembra che il calcio sia al centro della sua vita.

«È vero, oggi è la mia passione sia qui in America che in Italia. La questione americana è semplice: le squadre che formano la Major hanno monopolizzato gli introiti economici, anche media, tutto a loro vantaggio. Per cui io, con i miei Cosmos, squadra di antiche tradizioni, sono fuori. Le regole se le sono scritte da soli, tutto è molto rigido. In questo caso l’America dovrebbe imparare dall’Europa: nello sport l’apertura, la possibilità di competere sono fondamentali e sono il credo di questo Paese. Che nel calcio americano non lo si faccia è gravissimo».

E che cosa secondo lei l’Europa o l’Italia dovrebbero imparare dall’America?

«Il fair play. Non posso accettare parole di odio, insulti contro gli avversari da parte dei tifosi. Io sono cresciuto nella terra della trasparenza, delle opportunità, sono un testimone e un esempio del fatto che chi lavora duro coglie dei risultati. E il valore sportivo è il primo valore morale. La discriminazione, la violenza verbale, i cori razzisti non fanno parte del mio vocabolario. Sottolineo che il problema riguarda altre tifoserie e altre squadre anche internazionali. Ma mi prendo la responsabilità per i miei tifosi e quelle minoranze che si permettono di insultare la memoria di Scirea o delle vittime dell’Heysel sono tifosi non mi appartengono. E chiedo scusa, come ho fatto con la moglie di Scirea. Spero che domani prevalga la civiltà sportiva. Sarà una partita bellissima, per me è un sogno che diventa realtà».

Qual è il suo rapporto coi tifosi?

«Guardi, sento di avere un rapporto fantastico. Abbiamo cominciato insieme un percorso di crescita. I tifosi mi trattano bene, sanno che ci credo».

Qualcuno però dice che avrebbe potuto fare qualcosa di più qualche acquisto importante...

«Come? Sa benissimo che ci sono limiti a quanto può perdere un club, non più di trenta milioni in tre anni. Questo è sbagliato perché si dovrebbe poter lasciare investire in una squadra che oggi è svantaggiata...».

In che senso?

«Lei sa che la Juventus paga i sui giocatori circa 300 milioni di euro all’anno, i nostri li paghiamo circa 50. Una differenza che da sola la dice tutta. Detto questo abbiamo già fatto molto, abbiamo cambiato 8 giocatori».

Per ora pochi risultati...

«Attenzione, contro il Napoli abbiamo giocato un’ottima partita. Il match contro il Genoa invece non mi è piaciuto».

Come vive il primo scontro diretto con una squadra che appartiene a una famiglia con un passato così diverso dal suo, è in soggezione?

«Assolutamente no. E perché mai dovrei esserlo? Sono orgoglioso di quello che ho fatto nella mia vita. Del resto, guardi, quando ha avuto bisogno di aiuto la famiglia Agnelli si è rivolta a un immigrato italo-americano come me che ha fatto cose straordinarie. Li rispetto, vado d’accordo con loro e credo che il rispetto sia reciproco. E aggiungo: sono qui per imparare e per emulare. Qualcuno dice che voglio spaccare tutto, sbagliatissimo: devo imparare dal sistema. Ma ripeto, velocizziamo: senza stadi non si va avanti».

E come sponsorship?

«La Juventus ha appena chiuso un accordo per le maglie da 50 milioni con la Jeep, un’azienda FCA. E va benissimo perché le maglie della Fiorentina le sponsorizzo con la mia Mediacom, ci credo e dà lustro al nostro marchio. Ma se qualche fiorentino si facesse sotto, che so, Gucci o Ferragamo, per mettere il marchio sulla nostra maglia non sarebbe male».

E domani?

«La palla è rotonda. Domani giocheremo per vincere e sappiamo che chi ha meno mezzi può farcela contro chi ne ha in abbondanza. Sento che potremo farcela: in quel momento sarò con i tifosi l’uomo più felice del mondo».

 

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