Il Tirreno

Sport

Chi teme il dopato redento?

3 MINUTI DI LETTURA





Questa non è solo una brutta storia, sembra un film di 007 e un po’ lo è, perché non sempre quelli che devono recitare la parte dei buoni lo sono davvero. È un intrigo internazionale del quale non è stato ancora scritto l’ultimo capitolo: intanto la vittima dell’Impero del Male punta alla riabilitazione. Il tribunale di Bolzano deve pronunciarsi sulle pesanti anomalie del prelievo a sorpresa che ha di fatto estromesso per sempre dal mondo dello sport il marciatore italiano Alex Schwazer.

Per capirla ancora meglio bisogna ancora una volta seguire l’odore dei soldi, tanti soldi, quelli che girano nel mercato parallelo dove doping e sport, purtroppo, da decenni vanno a braccetto. Il triangolo denaro-potere-criminalità è alla base di tutto ed è normale che interessi così forti riescano a trovare complicità e protezioni. E se è il caso le creano con corruzione o forzature come quella del caso Schwazer.

Il primo fattore di questo intreccio maleodorante è rappresentato dall’ingordigia di un’industria farmaceutica che, ad esempio, produce Epo sei volte tanto quel che servirebbe per salvare vite nei casi di gravi anemie o per recuperi più veloci dopo le chemioterapie. Lo fa senza chiedersi dove vadano a finire gli altri cinque sesti di “sovrapproduzione”. A questo si collegano gli interessi delle organizzazioni criminali nella gestione dei traffici sotto traccia, e qui siamo al secondo fattore. Poi arriva il terzo: la carenza di controlli efficaci e regole troppo permissive nelle certificazioni di patologie che fanno diventare legale l’uso di farmaci proibiti, spesso del genere “coprente” del vero doping. Il quarto è la convenienza a sfruttare il sangue truccato da parte di enti sportivi di Paesi che utilizzano lo sport per la gestione del potere per il potere.

E qui si arriva molto vicini al ceppo di potenziali mandanti del Grande imbroglio che ha costretto il marciatore altoatesino all’infamia sportiva. Alex aveva vinto in modo pulito la medaglia d’oro dei 50 chilometri all’Olimpiade di Pechino del 2008 strappandola ai russi che erano già in mano ai peggiori dopatori seriali, anche se – va detto – gli alambicchi truccati non sono certo solo a Mosca. Ma è con i russi che c’è l’intreccio più pesante, negli anni successivi al trionfo olimpico Schwazer si accorge che vincere è più difficile, perché capisce che certi progressi odorano di zolfo. E qui Alex commette l’errore più grande, comincia a doparsi pure lui, frequentando medici già chiacchierati e facendosi beccare a ridosso di Londra 2012. Seguono silenzi, versioni poco credibili sul “come” sia arrivato a lui quel doping. Fra i consulenti della Wada, l’agenzia mondiale antidoping, c’è anche il professor Sandro Donati, oggi 72enne, da anni impegnato in questa battaglia da isolato. Di fatto Schwazer lo ha fatto beccare lui. Quando, qualche tempo dopo, il ragazzo si presenta da lui per chiedergli di essere allenato, lo convince con una frase («Ho il coraggio di rimettermi in gioco, lei che è il simbolo dell’antidoping se la sente di mettersi in gioco con me?») e con i comportamenti. «Ha accettato di vivere a cento metri da casa mia – ha raccontato Donati – dormendo in un alberghetto che si è pagato di tasca sua fino all’ultimo centesimo, così come i controlli a cui si è sottoposto».

Poi è arrivato il tempo delle gare e il connubio fra l’ex Diavolo redento e l’Acqua santa non è piaciuta all’Impero del Male. Alex andava più forte di tutti, così prima sono arrivati i “consigli” telefonici di «non esagerare» e «lasciar vincere un altro». Infine il controllo a sorpresa, molto sospetto, che ha stroncato per sempre il sogno della medaglia olimpica bis a Rio de Janeiro, nel 2016.

È tardi per restituire i trionfi negati ma non per ridare onore e dignità a due persone che stavano dimostrando che si può vincere senza barare. L’Italia è al secondo posto fra i Paesi con il maggior uso di sostanze dopanti, un terzo degli amatori fa uso sistematico di antidolorifici e antinfiammatori. Per l’industria delle pasticche clandestine quale spot più pericoloso poteva esserci se non quello della vittoria pulita di un ex dopato? —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web