Sicurezza
Non mollava in pista, non molla neppure adesso. Forza Schumi, ti aspettiamo
Ci manca da matti, Michael Schumacher. Ci manca una Formula 1 ancora con lui; la cui semplice presenza tra i box, come commentatore, come manager di una scuderia (magari la “sua” Ferrari) o super partes - con un ruolo di supervisione in ambito organizzativo - sarebbe garanzia di autorevolezza, carisma e prestigio per l’intero circus. Ma è bello sapere che il pilota più titolato della storia, a quasi sei anni dal gravissimo incidente sulle nevi di Meribel, nell’Alta Savoia, sta ancora lottando per cercare di ottenere la vittoria più importante.
In tutto questo tempo - scandito lentamente dalla clessidra che in quel maledetto pomeriggio del 23 dicembre del 2013 il destino ha deciso di girare tra le sue mani, accostandola malignamente a una vita “spesa” sempre a mille all’ora - le attenzioni nei confronti dell’ex ferrarista si sono divise tra un silenzio religioso, e rispettoso, e la curiosità dei fan e degli sportivi di scoprire le vere condizioni di salute del campionissimo tedesco. Come sta Schumi? Cosa si sa? Sono domande che tutti ci siamo fatti. E che continuamente vengono poste a noi giornalisti appassionati e presunti esperti di motori.
In realtà, in pochi conoscono le reali condizioni dell’ex pilota tedesco; e nessuno di loro ha intenzione di comunicarle al pubblico. La moglie Corinna e i figli hanno scelto la linea della massima riservatezza e le persone più vicine alla famiglia stanno rispettando - da anni - questa volontà. In poche parole, la salute del fenomeno del volante che ha conquistato 7 titoli mondiali in Formula 1, 91 vittorie, 68 pole, 77 giri veloci e 155 podi, resta un mistero. Tra pochissime dichiarazioni, smentite e fake news, il suo percorso di recupero prosegue nel riserbo più totale. Ora violato, con quella che è stata universalmente accolta come un’ottima notizia, dalle dichiarazioni “rubate” dal quotidiano francese Le Parisien a una dottoressa dell’ospedale George Pompidou di Parigi.
Difficile dire quale sarà l’evoluzione del quadro clinico. Ma quello che arriva dalla capitale francese è comunque un piccolo, scintillante squarcio di luce su un orizzonte tristemente plumbeo; ormai da troppo tempo. Di una cosa possiamo essere certi: Schumacher non ha perso la voglia di rialzarsi, di combattere. Di tentare l’ennesimo sorpasso al limite. Il passato non conta, lo sguardo è rivolto al futuro. “Keep pushing Michael”. “Keep fighting”. Questi erano i messaggi che gli arrivavano dal suo box quando inanellava successi in pista. Non possiamo dimenticare ciò che disse il giorno del ritiro dalle corse: «Non voglio essere ricordato come una leggenda, ma come una persona che non molla mai». Lo sta dimostrando anche adesso, di essere un lottatore. L’augurio - di tutti - è che la vita e il destino possano tornare un giorno a sorridergli.
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