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Italia, di bello c’è solamente la rimonta

Roberto Degrassi
Italia, di bello c’è solamente la rimonta

Armenia in vantaggio, poi il pari e gli avversari in dieci Nell’ultimo quarto d’ora due gol dopo una prova incolore

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Tra brividi e balbettii di troppo, in difficoltà contro un’Armenia per metà partita ridotta in 10, l’Italia di Mancini continua però a vincere. Il percorso nelle qualificazioni europee è netto e a Yerevan arriva la quinta vittoria. Domenica contro la Finlandia servirà qualcosa di più, dando continuità a un gioco che contro una formazione da battaglia ma non irresistibile mostra troppe pause.

Da inventare, nel giro di pochi giorni, però c’è poco. E rischiare, vista la situazione, non avrebbe nemmeno senso. L’Italia non cerca azzardi nemmeno nel pomeriggio armeno risolvendo il ballottaggio tra Bernardeschi e El Shaarawy a favore dello juventino. Barella invece vince il derby tra interisti con Sensi per completare il centrocampo con Jorginho e Verratti. Ricordate le parole del ct alla vigilia, con l’invito a prendere da subito il comando delle operazioni? L’Armenia ha evidentemente talpe affidabili e dal fischio d’inizio non concede spazi. Pressing alto, intensità. Prova a sfondare sulla fascia, crea più gioco che occasioni ma intanto suona l’allarme. E al 10’ ecco il patratrac propiziato da una palla persa da Barella. Armeni spietati nella ripartenza, tutta per linee centrali, con Barseghyan che imbecca Karapetyan che gela Donnarumma.

I più ottimisti si consolano pensando che anche nel precedente alle qualificazioni mondiali 2014 gli azzurri finirono sotto con un gol così e poi ne segnarono tre, ma intanto l’Armenia edizione 2019 fa paura. Dopo un quarto d’ora l’Italia capisce che deve cambiare passo e atteggiamento. Inizia a spingere. Un paio di conclusioni velleitarie e finalmente la prima occasione con la girata di Bernardeschi al 23’ deviata da Hayrapetyan. Cresce l’intensità, peccato che Verratti facendo baruffa con il gigante Karapetyan rimedi un’ammonizione che gli nega la sfida con la Finlandia.

L’Italia al 28’ impatta meritatamente con Belotti che, smarcatosi, solo davanti al portiere finalizza il traversone di Emerson Palmieri. Trovato il pareggio, gli azzurri cercano l’1-2 con il sinistro di Bernardeschi che scheggia la traversa. La Nazionale insiste, trovando in un Barella rinfrancatosi l’ispiratore per una conclusione di Belotti di niente fuori. L’Italia, che ora arriva con relativa facilità dalle parti di Hayrapetyan, saluta con sollievo l’uscita dal campo di Karapetyan espulso per doppia ammonizione su un fallo con effetto esasperato da una sceneggiata di Bonucci.

Proviamo a seguire la logica. L’Italia, assorbita la botta dello svantaggio, comanda e di fronte ha un avversario in 10. I tifosi e Mancini si aspettano una ripresa se non proprio comoda, almeno più semplice. Gli azzurri fanno finta di rispettare il più scontato dei copioni e invece dopo pochi minuti danno fondo al peggio del repertorio. Leziosi, imprecisi. All’Armenia non pare vero e buon per l’Italia che Ghazaryan in contropiede anziché servire un compagno smarcato si ostini con una giocata individuale. Mancini si infuria. Ce n’è anche per Lorenzo Pellegrini, entrato per Chiesa, che si incarica di una punizione ignorando le dritte dalla panchina. Si fa perdonare però otto minuti dopo, sfruttando il raddoppio della difesa armena su Belotti, per segnare finalizzando di testa il lancio di Bonucci. Arriva anche il 3-1 con una carambola del pallone dal palo alla schiena del povero Hayrapetyan. Dallo svantaggio iniziale alla vittoria per 3-1, la storia si è ripetuta. Senza esaltare, ma sempre più primi. —



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