Sicurezza
Batte ancora il cuore Empoli: «Sorpreso dagli abbonati»
Il numero uno dell’Unione club prova ad analizzare il dato record (4610 tessere) «Retrocessi sì, ma con l’atteggiamento giusto. Favoriti in B? Non mi piace»
EMPOLI. C’è retrocessione e retrocessione. Quella di due anni fa, a Empoli, aveva lasciato le macerie. L’ultima no. Identica è stata la rivoluzione della squadra, diversi i tempi. Ma, soprattutto, si è capovolto il contorno.
Dalla contestazione all’entusiasmo. Che non è livelli stellari, sia chiaro, ma che è quantificabile anche in numero di abbonati, 4610 l’ultimo dato ufficiale rilevato, che non sono gli oltre 6500 dello scorso anno ma che rappresentano il numero record per la Serie B. Ma c’è di più: se i numeri, infatti, per definizione sono freddi, l’aria che si respira intorno agli azzurri è di altre temperatura. «Pensavo che quota 4000 potesse al massimo essere raggiunta ma non certo superata – ammette Athos Bagnoli, presidente dell’Unione club azzurri – quella della città, della tifoseria, è stata davvero una grande risposta. Probabilmente ha influito anche la decisione della società di fissare a 1 euro il costo dei biglietti per gli under 14 che hanno preso parte alla Scuola del tifo. Un bel segnale».
E un merito anche vostro, dell’Unione, che la Scuola del tifo la organizza e la porta avanti.
«Di sicuro fa piacere. Ed è uno stimolo ad andare avanti. Non a caso stiamo portando il progetto negli istituti proprio in questi giorni negli istituti, siamo pronti a ripartire. Ma bisogna dare merito al presidente Fabrizio Corsi di averci sempre creduto. È giusto investire sui tifosi di domani, sui giovani».
E i più grandicelli: dopo una retrocessione non era scontato ritrovarli in tanti allo stadio...
«È vero. Ma il tifoso dell’Empoli sa che può retrocedere. Dipende molto da come si retrocede e questa volta, lasciando perdere quello che è successo su altri campi, siamo retrocessi per una questione di centimetri. Cioè per quella palla finita sul palo e non in rete a San Siro. Ed è successo dopo che la squadra, nel finale di stagione, ha dato tutto. Ed è quello che il tifoso dell’Empoli chiede».
Hanno influito anche le successive scelte della società?
«Il ritorno a una dimensione più familiare era quello che tutti i tifosi auspicavano da tempo. Non abbiamo bisogno dei “professori”, a Empoli. Siamo piccoli ma quando restiamo uniti sappiamo fare cose grandi».
E del mercato cosa si dice?
«Ogni tifoso si sente un po’ un tecnico, è chiaro, ma le scelte non spettano a noi. Diciamo che la politica è stata apprezzata. Ci sono tante cessioni importanti, è vero, ma la società ha anche dimostrato di voler fare le cose per bene facendo investimenti».
Infatti, non a caso, è tra le favorite.
«Ecco, questa è una cosa che non mi piace. Non siamo né vogliamo essere la Juventus della Serie B. Siamo l’Empoli e quello che vogliamo dobbiamo prendercelo sul campo. Con l’impegno e il sacrificio. È sempre stato così e sempre sarà così. Ma se i ragazzi daranno tutto in campo e avranno l’atteggiamento giusto fuori, sul sostegno dei tifosi potranno sempre fare affidamento».
Le prime uscite vi sono piaciute?
«È presto per giudicare. Dopo tanti cambiamenti serve un po’ di tempo, è normale».
Ma non c’è il rischio di trovarsi a rimpiangere chi ha già spiccato il volo?
«No, non credo. E di sicuro sarebbe sbagliato. Troveremo i nuovi Bennacer, Zajc, Caputo esattamente come loro sono stati i nuovi Di Natale. Non voglio dire che li troveremo subito, ma se l’Empoli continuerà a fare l’Empoli li troveremo di sicuro».
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