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F1; IL PERSONAGGIO  

Nascono a Viareggio i muscoli di Leclerc Merito di un guru che si chiama...Ferrari

Gabriele Noli
Nascono a Viareggio i muscoli di Leclerc Merito di un guru che si chiama...Ferrari

Andrea, il preparatore atletico personale del predestinato «Un professionista vero, con lui divido momenti belli e brutti»

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VIAREGGIO.Chi segue fisicamente – inteso come preparazione atletica e contestualmente spostamenti ad ogni latitudine del mondo – Charles Leclerc vive a Viareggio, ha compiuto quarant’anni anni e maggio e di cognome fa Andrea Ferrari, proprio come la Rossa. Lo si definisca pure caso, ma solo volendosi limitare all’omonimia tra cognome e scuderia, perché la matrice di tale abbinamento va ricercata nelle capacità di un professionista il cui rapporto lavorativo con il pilota monegasco vincitore domenica del Gran Premio del Belgio (il più giovane a riuscirci alla guida di una Rossa) prosegue da cinque anni anche se i due si conoscono ormai da dieci.

Ferrari è infatti il preparatore atletico di Charles Leclerc. L’unico. Assieme trascorrono la maggior parte del tempo, in giro per il mondo (a seconda di dove sono in programma le corse) oppure, negli altri periodi, a Montecarlo (dove risiede Charles) o più di rado a Viareggio, la città di Andrea. Che domenica si è goduto la prima apoteosi personale di quello che per lui ormai non è più soltanto un pilota, perché «è inevitabile che venga a crearsi un legame stretto e profondo, nel quale si condividono momenti belli e brutti». Ferrari impersonifica la discrezione. Questione di obbligo professionale e di indole caratteriale.

«C’è davvero tanto orgoglio, sono felice per Charles, ma anche per me. Il Gran Premio del Belgio poteva essere una buona chance, lo sapevamo, a maggior ragione dopo la pole position di sabato. Gli ultimi due giri sono durati un’eternità, sembravano non finire mai. Ed invece è andata bene, per fortuna». Il preparatore viareggino, entrato nel Ferrari Driver Academy alla fine del 2010 seguendo Jules Bianchi (scomparso nel 2015 dopo oltre nove mesi di coma per l’incidente nel GP del Giappone dell’anno precedente) ha incrociato Leclerc subito dopo i festeggiamenti. «Ci siamo visti pochi minuti nella stanza che porta al podio. Avremo sicuramente modo di riparlare di questo successo. Eravamo tutt’e due contentissimi». Per quello che in tanti stanno ribattezzando come il nuovo fenomeno della Formula 1, non è stato psicologicamente agevole gareggiare all’indomani della morte dell’amico Anthoine Hubert nel terribile incidente in Gp2 proprio sul circuito di Spa (a lui ha dedicato la sua vittoria). «E’ stato un week-end strano - racconta il preparatore atletico -, anche se Charles si è dimostrato un professionista assoluto, capace di compiere uno switch mentale. Purtroppo i piloti devono fare i conti con i lati oscuri che il loro mestiere presenta». Ferrari sa perfettamente di cosa parla, avendo vissuto una simile esperienza, la scomparsa di Jules Bianchi. «Il lavoro mi permise di distrarmi, tenere la mente impegnata», ricorda. Oggi, però, i pensieri felici prendono il sopravvento e lasciano che uno spazio se lo ritagli comunque la dimensione familiare. «Svolgo un mestiere fantastico, ma che mi tiene lontano dagli affetti per molto tempo. Ecco perché la dedica va a mia figlia, anche se ha fatto tutto Charles. Vedere un pilota partire dalle serie minori e crescere al punto di vincere un Gran Premio di Formula 1 è impagabile». In un’intervista rilasciata a metà agosto aveva definito i primi punti conquistati da Bianchi a Montecarlo nel 2014 e la pole di Leclerc in Bahrain a marzo “le soddisfazioni maggiori della mia carriera». Dopo domenica, però, l’aggiornamento è d’obbligo. —

Gabriele Noli

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