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CHARLES E ANTHOINE FRATELLI DI SOGNI

CHARLES E ANTHOINE FRATELLI DI SOGNI

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Charles, Pierre e Anthoine erano poco più che bambini quando hanno cominciato a sognare insieme di guardare la folla dall’alto su un podio della Formula 1 per sentire salire la gioia al limite del brivido. Erano lì, piccoli e vestiti da grandi piloti, a cercare di domare kart impazziti, a prendersi a sportellate e a gioire a turno per le vittorie o a incazzarsi per sconfitte brucianti. Erano tre bambini che crescevano sognando di potersi prendere a sportellate sempre più grandi, passo dopo passo, formula dopo formula fino a quella dei Grandi.

Rivali in pista, amici fuori. Con un idolo, uno poco più grande di loro, che di nome faceva Jules. Jules li precedeva nel cammino, era una specie di faro. Jules era Jules Bianchi, morto il 17 luglio del 2015 dopo più di nove mesi di coma per un terribile schianto in pista, nel lontano Giappone, dopo 34 Gran premi e la promessa di avere presto il volante di una Ferrari. Quel volante ora è nelle mani salde di Charles, Charles Leclerc. Sono gli ultimi giri del Gran premio di Spa-Francorchamps, in Belgio, Charles passa di nuovo nel punto dove il giorno prima se n’è andato per sempre Anthoine, uno dei tre di quel gruppo dei sogni. Anthoine è Anthoine Hubert, che era ancora un passo indietro nel festival dei successi, correva e vinceva in Formula 2 ed è morto per una serie di circostanze sfortunate, tutto quello che doveva andare male è andato male. L’incidente di Anthoine ricorda quello nel quale Alex Zanardi perse “solo” le gambe. È appena dopo la salita dell’Eau Rouge, il punto dove il fascino del brivido tocca l’apice anche per chi guarda dalla tribuna o dal televisore.

Charles passa di lì e come per Pierre (Pierre è Pierre Gasly e guida una Toro Rosso) ogni volta quel tratto è una pugnalata. Bisogna correre, perché nel motorsport va così, anche se la logica dello show che deve proseguire è dura da mandar giù. È l’ultimo giro e Charles è al comando, dietro come una furia sta arrivando il campione del mondo Lewis Hamilton. Charles non ha ancora vinto, è la prima volta, e quando arriva il traguardo escono le lacrime tenute dentro per un giorno.

Scorrono negli occhi le immagini di quei tre bambini che correvano felici inseguendo un giorno così, di quelli che non si scordano mai più. Charles aveva accarezzato quel sogno già a marzo in Bahrain: un guasto a dieci giri dalla fine e il trionfo diventa amaro terzo posto. Aveva in mente la dedica, quella per il padre morto due anni prima proprio in quei giorni. Non andò ma si capì che Charles era un predestinato.

Stavolta no, vince. Appena scende dall’auto nel parco chiuso indica il cielo e poi chiama il cameraman per mostrargli la fiancata della Rossa con la stella con il numero 19, quello di Anthoine, e la scritta “Racing for Anthoine”. Prima di partire aveva partecipato al minuto di silenzio del Circus. Lo hanno visto piegato dal dolore mentre abbracciava la mamma di Anthoine, poi un lungo abbraccio e tre sole parole: «Vinci per lui». Lo ha fatto, gli si fa incontro Pierre, l’altro bambino dei sogni. Altro abbraccio, ci sono i meccanici che lo stringono uno dopo l’altro, è il più giovane pilota della Ferrari a vincere un Gp a 21 anni, 10 mesi e 16 giorni. È stato anche il primo trionfo per la Rossa in una stagione difficile, c’è la gioia triste di Sebastian Vettel, “solo” quarto «ma senza il suo aiuto quando ha tenuto dietro Hamilton non avrei vinto».

Tutto questo passa in secondo piano. Arriva il podio, ci sono le magnum di champagne, saltano i tappi ma niente spruzzi e festa. Si torna indietro a capo chino, si scendono le scale. Hamilton cinge un braccio sulla sua spalla, lo stringe a sé ed è il momento in cui il grande campione anche se non lo dice è contento che sia toccato al ragazzo. In fondo, quelli che sono lì, sono tutti ex bambini che sognavano un giorno così. Due fra quelli che sono rimasti di quella nidiata, lui e Pierre, a un certo punto li hanno visti andar via tenendosi per mano ed era come se fossero in tre. —



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