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Elia e la sua Elena CecchiniAmore su due ruote e medaglie da campioni

ANTONIO SIMEOLI
Elia e la sua Elena CecchiniAmore su due ruote e medaglie da campioni

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ANTONIO SIMEOLI

Prima Elena d’argento, poi Elia d’oro spinto da Elena a bordo strada. Gli Europei di ciclismo su strada di Alkmaar, trionfali per gli azzurri con quattro medaglie d’oro e un sacco di podi, si concludono con il successo per Viviani. Quello di Elia, e in generale la spedizione olandese degli Azzurri, è anche il trionfo del ct Davide Cassani e dei tecnici che coordina. È vero, il grande ciclismo, a occhio, sarà dominato da Bernal, Evenepoel, Van Aert, Alaphilippe, Van der Poel, che hanno talento da vendere, ma dovranno vedersela con l’ingegno italiana (beato lo sport). Condito da un tocco d’amore, come quello tra Elena ed Elia. Nato tra sguardi, complicità e sorrisi tra un ritiro azzurro in pista e una corsa su strada nel 2012 e che, in attesa delle fatidiche nozze, porta allori a raffica.

Sabato, ben orchestrata dal ct Salvoldi, la Cecchini aveva messo nel sacco le favorite olandesi andandosene in fuga con una orange e una tedesca, perdendo lo sprint a tre solo perché l’olandese era molto più veloce di lei. Ieri Elena, tre volte di fila campionessa italiana s’è messa a fare un po’ l’ultrà a bordo strada, un po’ il tecnico aggiunto. Sì, perché l’ingegno italico ieri ha colpito ancora. Mentre il forte vento ad Alkmaar faceva addirittura crollare un pezzo di tribuna dello stadio di calcio della Az, gli azzurri confezionavano il capolavoro.

Il padrone di casa Groenewegen è il favorito allo sprint? Beh intanto la sua squadra si sfianchi per andare a prendere sei italiani. Sì, sei: Consonni, Cimolai, che iniziano a ballare la rumba a oltre 70 km dall’arrivo, Puccio, Ballarini e pure le due frecce Matteo Trentin, campione uscente, ed Elia Viviani, secondo favorito dei bookmakers.

Del resto, Elena l’aveva dimostrato il giorno prima: tenta e sarai fortunato in un circuito solo apparentemente facile, ma in realtà ricco di insidie e dove gli inseguitori tra curve, rotonde, stretti passaggi in centro storico, gli inseguitori anche se poco lontani non li vedono mai. «Gli ho detto di crederci, che forse stare davanti era meglio che inseguire -– spiega la 27enne di Canyon Sram e Fiamme Azzurre – poi mi sono messa seduta su una panchina con la mia massaggiatrice 150 metri dopo il traguardo davanti al maxi-schermo e col cuore in gola».

Tirano gli orange. Cimolai davanti si sfianca. Si fa riprendere dal gruppo. Un olandese pure lo insulta per aver rovinato i piani (che goduria), proprio mentre davanti Viviani se ne va portandosi via il tedesco Ackerman e Lampaert, il compagno belga alla Deceuninck. Medaglie sicure. Come sabato.

Arriva il capolavoro di Elia. Lampaert, che si sente battuto in volata, scappa a 4 km dalla fine, Viviani lo prende. «E lì ho capito che era fatta», confessa Elena. Il belga lo sente dietro e s’immagina con l’argento al collo sul podio. Viviani vince, alza le braccia, le dita al cielo, dedica il successo a Bjorg Lambrecht, il 22enne belga morto lunedì al Giro di Polonia. Bacia la sua Elena, ringrazia uno a uno i compagni di squadra. «Avete visto un Elia nuovo che sa anche attaccare da lontano e non aspetta la volata», dice. La sua “Ele” lo guarda. Piange. Dal camper azzurro, assieme a Trentin con l’i-phone filma la premiazione. Chi è il più forte in bici? «Finora lui - scherza - a fine carriera vedremo. Ora sogno il Mondiale a settembre, lui non ci andrà quindi posso fregarlo». L’amore su due ruote è anche questo. —



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