Toscana
Carneadi passati e appena tesserati: lo strano vizietto del nostro calcio
Dal venezuelano Penaranda al finlandese Lappalainen, una carrellata sugli “oggetti non identificati” del pallone
Mai come nel terzo millennio il mondo è sempre più globalizzato, con i confini geografici che assomigliano più a delle linee insignificanti che ad inespugnabili linee Maginot; un contesto che si nota anche nel movimento calcistico, con i maggiori campionati europei sempre più imbottiti di stranieri. Una tendenza ancor più amplificata nella nostra massima serie, il torneo, tra quelli più importanti, con la maggior percentuali di calciatori provenienti da altra federazione. Passi per Cristiano Ronaldo o Lukaku, ma negli ultimi anni la qualità dell’import non è stata certamente da copertina, con l’invasione di calciatori provenienti da altre federazioni passati per il nostro paese senza lasciare la minima traccia.
Alzi la mano, senza mentire, chi si ricorda del venezuelano Penaranda – sei presenze due anni fa con l’Udinese - dell’ucraino Pryjma, dell’iraniano Rezaei, dei brasiliani Sydny e Maicosuel o del ghanese Osei. Eppure tutti hanno militato nel nostro massimo campionato, pensa te.
Una tendenza che non sembra conoscere ostacoli, almeno a giudicare dalle trattative di mercato andate in porto finora. Già perché accanto agli arrivi di campioni celebrati e collaudati, sta planando sul nostro campionato una folla di Ufo, “oggetti non identificati” del mondo del pallone in arrivo da galassie, leggi nazioni, sconosciute, o quasi.
Per rendersene conto basta dare un’occhiata alle trattative andate in porto; nella prossima stagione quasi tutte le squadre della massima serie avranno in rosa un “carneade”, che per conoscerne la carriera devi digitare il suo nome su quella bibbia del calcio che è Transfmarket. Non ci credete? Allora scorrete le rose della prossima stagione: il Brescia avrà come guardiano dei pali addirittura un finlandese, il lungo Joronen prelevato dal Copenaghen per la bellezza di cinque milioni di euro. Un altro finlandese lo avrà il Bologna, il centrocampista Lappalainen, in arrivo direttamente dalla terre delle renne. E poi un venezuelano, il difensore Chancellor, anche lui al Brescia, il polacco dal nome impronunciabile Walukiewicz (Cagliari), il serbo Terzic alla Fiorentina, la solita infornata di sconosciuti del Genoa (Jaroszynski, Jagiello, Gumus). Insomma una melassa planetaria che, verosimilmente, passerà dal nostro paese senza lasciare traccia.
Ma quali sono le motivazioni di questa incontrollata calata di stranieri del nostro campionato? La prima arriva da lontano, dall’era Calciopoli quando la retrocessione d’ufficio della Juventus nella serie cadetta, dove allora militava anche il Napoli, ha limitato gli investimenti delle big. Per raggiungere la Champions League, più dello scudetto il vero obiettivo stagionale, servivano minori investimenti, proprio per la ridotta concorrenza. Il che, unito alla crisi economica del nostro sistema, ha trasformato la Serie A in campionato di passaggio per i futuri campioni. Non solo, il ricambio generazionale ha portato ad una contrazione di talenti italiani, con la conseguenza di un inevitabile aumento delle quotazioni.
Il prezzo degli italiani validi si è impennato, costringendo le nostre società a pescare sempre più all’estero. Peccato che la qualità si sia notevolmente abbassata, facendo scendere in Italia giocatori talvolta impresentabili.
Anche per gli interessi che si celano dietro queste operazioni, dalle quali a guadagnare cifre esorbitanti sono i procuratori, ormai veri e propri padroni del mercato, complice l’ovvia impossibilità degli addetti ai lavori di conoscere le decine di migliaia di calciatori sparsi per il mondo. —
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