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Viviani mette il turbo e brucia Lampaert, capolavoro tattico dell’azzurro agli Europei

Viviani mette il turbo e brucia Lampaert, capolavoro tattico dell’azzurro agli Europei

«Adesso vado ad Amburgo e poi a Plouay: saranno questi i miei ultimi due grandi obiettivi in questa stagione» 

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ALKMAAR. Una fuga durata oltre 30 km, con Viviani che è uscito allo scoperto. A 26 km dal traguardo, dal gruppo dei fuggitivi, Viviani entra in azione ed innesca i suoi garretti. Ad inseguirlo ci sono il belga Lampaert ed il tedesco Ackermann, solito cognome di Rosemarie, quella fiera avversaria di Sara Simeoni nella seconda metà degli anni ’70.
L’attacco del belga a 3 chilometri dal traguardo sembra essere atteso dall’azzurro che prontamente risponde. Il tedesco, intanto, non ne ha più e si deve accontentare ben presto del bronzo.
Nella sfida tra Italia e Belgio negli ultimi 900 metri, Viviani innesca il suo turbo e vola inesorabile verso l’oro. Il primo abbraccio che il neo campione europeo regala subito dopo l’arrivo è quello dato al suo compagno di squadra Matteo Trentin, oro europeo nella passata edizione.
Un vero e proprio passaggio di consegne, con l’Italia che entra nella storia delle due ruote: dopo i titoli europei di Sagan (2016, era la prima edizione) e quello portato a casa da Kristoff (2017), è la sola nazione a realizzare una doppietta con Trentin nel 2018 e Viviani questa volta. «Avete visto un nuovo Viviani, che accetta una gara dura e si mette in gioco e rischia fin da subito: vincere in questo modo è davvero bello» ha detto pieno di felicità in conferenza stampa. «L'azione di Trentin non era programmata nel meeting della mattina - riprende subito dopo Viviani - , non avevamo certo pianificato questa corsa così come si è poi sviluppata ma con Matteo sapevamo di poter fare una gara dura con tatticismi significativi, e così è stato». E' un Elia Viviani che continua a volare, bel oltre lo striscione del traguardo e va fino al settimo cielo guardando tutti dall’alto sul podio di Alkmaar, città dell’Olanda settentrionale, nella regione della Frisia dove c’è anche una famosa squadra di calcio, l’AZ. . Viviani prosegue il suo commento a questa vittoria che era nelle sue corde nella gara in linea degli Europei.

«Eravamo proiettati ad uno sprint - dice ancora l'azzurro -, ma le gare dei giorni precedenti avevano dimostrato che il percorso non era così semplice come era stato descritto. Così è stato».
Viviani volge uno sguardo al prossimo futuro. «Adesso vado ad Amburgo e Plouay: saranno i miei ultimi due grandi obiettivi in questa stagione». Poi, ancora due parole sullo sprint conclusivo. «Sapevo, ovviamente, che era veloce. E quando Lampaert è scattato gli sono andato dietro e lui si è staccato.

Ed è stato bello arrivare con Yves che è un compagno di squadra e un amico, avversario solo in questa occasione. Ci siamo abbracciati».
Finita la corsa, è già tempo di bilancioper gli azzurri. E non poteva esserci epilogo migliore a chiudere questa edizione dei campionati con ben 9 medaglie di cui 4 ori, 1 argento e 4 bronzi, conquistando il secondo posto nel medagliere per nazioni alle spalle solo dell’Olanda padrona di casa.

La Nazionale del ct Cassani ha corso con grande tatticismo in un percorso davvero duro che ha richiesto grande lucidità e spirito di iniziativa. L’ex corridore di Faenza, soddisfatto per quel che è stato «sono un uomo fortunato, perché ho avuto a che fare con dei ragazzi eccezionali» dovrà cominciare a pensare alle strategie per il mondiale. Nella competizione iridata ancora gli manca la Grande Impresa, quel capolavoro che dai tempi di Franco Ballerini manca e che l’uomo della Roubaix sapeva preparare al tavolino, dimostrando competenza e saggezza, ereditate da un altro gigante del ciclismo italiano: Alfredo Martini. —

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di Redazione web