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Silenzi, cannonate e una top model: ecco perché tutti invidiamo Nikoloz Basilashvili

Fabrizio Brancoli
Silenzi, cannonate e una top model: ecco perché tutti invidiamo Nikoloz Basilashvili

Il georgiano ha vinto di nuovo ad Amburgo: ora è numero 16 del mondo, non era mai salito così in alto. Ma lui sogna uno Slam

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Nikoloz Basilashvili ha tutto per risultarci antipatico. Tanto per cominciare, è un tennista bravissimo. Poi ha un fisico impressionante che gli consente di indossare magliette elasticizzate aderenti, senza un filo di grasso. E già non è poco. Ma sentite questa: ha sposato una specie di dea, una modella di nome Neka Dorokashvili, che lo ama alla follia e che gli ha dato un figlio, Lukas. Insomma i due sono i Beckham della Georgia. È diventato un eroe nazionale, come primo georgiano a vincere un trofeo Atp (nel 2018 ad Amburgo, in finale contro Leo Mayer). È una star ma non lo sappiamo: nel suo paese è più famoso di presidenti e attori, mentre fuori da quei confini può fare una vita tranquilla. Ha il volto e il fisico perfetto per recitare la parte del cattivo in un film di James Bond. Parla in pubblico con grande parsimonia. In campo è uno dei giocatori che colpisce più forte la palla: una specie di hulk della racchetta, un taglialegna vip, sempre in forma, sempre in palla. Antipatico, vero? Perché innesca la nostra invidia. E ora addirittura se ne sta approfittando.

Pochi giorni fa l’ha fatto di nuovo: ha vinto ad Amburgo. Oh, se passate da Amburgo non giocare una partita a tennis contro Nikoloz, non è consigliabile. Stavolta ha messo in riga nell’ordine Dellien, Londero, Chardy, poi in semifinale il campione tedesco Sasha Zverev e in finale Andrej Rublev, giovane moscovita che tira forte quanto lui: un derby ex sovietico tra picchiatori.

Nikoloz ha un pugno di ferro e due piedi da ballerino: in campo si muove come un danzatore e probabilmente la questione è ereditaria perché suo padre Nodar ha fatto parte del Balletto Nazionale Georgiano come attrazione in molte tournée internazionali. Basilashvili oggi è il numero 16 del mondo: non era mai arrivato così in alto e non ha intenzione di fermarsi. Il ragazzo è ambizioso e perfezionista, vuole vincere uno Slam. Allenato dell’esperto coach tedesco Jan de Witt, a 27 anni Nikoloz sta evolvendosi da selvaggio a stratega. Predilige lo schema servizio-dritto ma non ha vero punti deboli, è molto reattivo, gran colpitore sulle palle basse, forte in risposta e mai domo. Un guerriero danzatore. È orgogliosamente di Tbilisi ma anche cittadino del mondo: si è formato tennisticamente in California (con Stephen Koon in una academy di Sacramento), ha un coach tedesco e si allena in lunghe sessioni invernali in Tailandia con colleghi coreani, indiani e giapponesi.


Forse in campo è feroce per natura, per carattere. O forse è stata la vita, a forgiarlo. Una vita non sempre semplice, che l’ha visto anche dormire in auto, o in tenda, lui e il padre, in giro per il circuito junior e poi nei tornei seniores. Mancavano i soldi, ma non si è mai fermato: ecco, altro che antipatico. La sua carriera è cambiata nell’estate del 2015 grazie a un paio di vittorie nel tabellone principale di Wimbledon: fino a quel momento, lo racconta lui stesso, la vita era fatta di spese più che di entrate. Come ogni atleta georgiano che si rispetti, lui è anche un sollevatore di pesi: solo che i suoi sono stati pesi immaginari, virtuali, non per questo meno impegnativi.
Barbetta e bandana, balletto e martello, fatica e silenzi. Dietro ai primissimi del mondo c’è lui, in agguato.

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