Proteste
Quando il talento si rivela all'alba: Benedetta Pilato l'ultima dei predestinati
L'argento della 14enne è stata una scossa tellurica per tutto lo sport italiano: eravamo abituati ad ammirare, rosicando, cinesi appena usciti dalle scuola media o precocissime americane fare incetta di ori
Predestinato è un termine abusato nello sport. Al punto che basta una vittoria, una performance speciale, un record, per caricare tutta la pressione del mondo sulle spalle di una ragazzina, o di un ragazzino, che dovrebbero andare a scuola, fare qualche marachella con gli amici, o godersi la musica nella propria cameretta. E che invece sono e saranno sempre condannati a vincere. Pochi giorni fa Larissa Iapichino, figlia di un Dna a nome Fiona May al quale sarà difficile sottrarsi. Domenica Benedetta Pilato, classe 2005: al suo primo vagito, per capirci, Federica Pellegrini aveva già fatto l’abbonamento al podio. Una scossa tellurica per tutto lo sport italiano, perchè eravamo abituati ad ammirare, rosicando, cinesi appena usciti dalle scuola media o precocissime americane fare incetta di ori, mentre i nostri ragazzi maturavano con (troppa) calma.
Invece, adesso, abbiamo Benedetta. Che a 14 anni è arrivata a un soffio dal trono della King, in una specialità come i 50 rana che richiede esperienza, talento, applicazione, freddezza ed esplosività. Lei ha tutto, verrebbe da pensare dalla culla visto che il percorso di allenamento è ancora acerbo: lei queste cose le ha già nelle braccia e nelle gambe. Adesso conterà la testa, perchè un’impresa non basta, ce ne vogliono decine come insegnano la Divina di Spinea, Paltrinieri e Detti.
Dal nuoto ai tuffi, con qualche incursione anche nella Formula 1 e nel calcio. Lo sport e gli enfant prodige, un rapporto vecchio come il mondo eppure ogni volta più bello e soprendente. La Pellegrini irruppe d’improvviso nelle nostre vite nel 2003, quando ad appena quindici anni andò a prendersi una medaglia d'argento olimpica ai Giochi di Atene del 2004, mentre il britannico dei tuffi Tom Daley divenne campione del mondo a Roma alla stessa età dopo aver partecipato l'anno prima alle Olimpiadi di Pechino. E in questa galleria un posto d’onore lo merita Edson Arantes Do Nascimimento, al secolo Pelè, che vinse un Mondiale di calcio a 17 anni, in Svezia nel 1958.
Impresa a cui si sono solo avvicinati Beppe Bergomi campione del mondo in Spagna nel 1982 (a 17 anni) e Kylian Mbappè, il terzo under 20 ad aver giocato e vinto una finale di un Mondiale. E come non ricordare le emozioni regalate tra azzurro e rossonero del golden boy degli anni '70 dell'Italia del calcio Gianni Rivera. Andando al mondo del pallone dei nostri giorni sono sempre di più i baby predestinati come l'adolescente promessa ivoriana del Celtic Glasgow, Karamoko Dembele che a soli 13 anni è riuscito là dove neppure Messi o Maradona erano arrivati esordendo in un torneo Under 20 in Scozia. Negli occhi e nel cuore ci sono rimaste le evoluzioni perfette di nadia Comaneci, libellula quindicenne della ginastica, alle Olimpiadi di Montreal ma anche i primi colpi di gas di Max Verstappen, al debutto a soli diciassette anni in Formula 1. Guarda cos’hai fatto, Benedetta: sei già in ottima compagnia.
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