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MERCATO: UNA SCELTA DIVERSA 

De Rossi: la “Bombonera” dell’emigrante alla rovescia

Giorgio Billeri
De Rossi: la “Bombonera” dell’emigrante alla rovescia

È il quarto italiano a trasferirsi in Argentina. «Ho sempre sognato quello stadio e il derby contro il River»

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Per gli argentini che giocano (bene) a calcio, l’Italia è sempre stata la terra promessa. Qualche nome a caso? Cesarini, Orsi, Baloncieri, Libonatti, Angelillo, Sivori, Maradona, Milito, Crespo, Batistuta, Sensini, Balbo, Cambiasso, oggi Dybala, Icardi, Higuain. Potremmo continuare per settimane.

Stessa lingua (o quasi), un modo simile di vedere e vivere la vita e di interpretare il calcio. Tecnica, fantasia, un pizzico di indolenza che ben conosciamo. Insomma, siamo cugini, quasi fratelli.

Ma trovare un giocatore europeo che si imbarchi per fare la rotta inversa, beh, è una vera rarità. Lasciare un proscenio importante, ricco e prestigioso come la serie A per trasferirsi nel campionato argentino, molto fisico e stressante, pieno di rivalità dal grande fascino, rappresenta una precisa, e scomoda, scelta di vita .

Daniele De Rossi, a suo modo, diventa un pioniere. Perchè fino ad oggi, di italiani, a volerli contare, sulla rotta Roma-Buenos Aires ce ne sono stati soltanto tre, e agli albori del football.

Il primo caso fu quello di Mario Busso, classe 1897: vestì la maglia del Boca dal 1918 al 1927, disputando 119 partite e vincendo otto titoli nazionali. Italiano, Busso, lo fu comunque quasi solo sulla carta: perché per il resto rimase a vivere sempre in Argentina, dove morì nel 1985, a 88 anni. Il secondo italiano fu Vittorio Giovanni Bratina (classe 1928), conosciuto come Juan Brattina per un refuso nella trascrizione del nome. Rimase al Boca nel periodo 1948-1949, con appena 13 partite all’attivo. Infine, ci fu Nicolas Novello (classe 1946): giocò con le Xeneizes dal 1966 al 1974, con 135 partite giocate e 3 titoli vinti.

Poi, sempre tra gli italiani, ci sarebbero le eccezioni, le ambiguità: si potrebbero considerare, quindi, elementi come Gabriel Paletta, argentino di nascita, che giocò al Boca dal 2007 al 2010, entrando nel giro della Nazionale italiana solo dal 2014; oppure come Pablo Osvaldo (al Boca nel 2015 e nel 2016). Un altro italiano del Boca – non giocatore, ma allenatore – fu Renato Cesarini, tecnico degli argentini nel 1949 (annata peraltro disastrosa).

De Rossi, abbiamo detto, sarà il quarto italiano, il secondo romano (dei sopra citati, Busso nacque nella capitale), e – per finire – il dodicesimo europeo a trasferirsi in Argentina.

Prima di lui, gli altri giocatori del vecchio continente a calcare i campi sudamericani con la maglia del Boca furono Rafael Pratt (di nazionalità britannica essendo nato a Rocca di Gibilterra), José Bellocq (altro nativo di Rocca di Gibilterra), Alex McCulloh (scozzese), Ferenc Shon (ungherese), Pedro Bonis Suarez, Julio Alas, Pablo Trobbian (tutti e tre spagnoli) e Mikael Yourassouwsky (belga).

«È una trattativa che ha portato avanti Nicolás Burdisso, Daniele De Rossi vuole terminare la sua carriera giocando nel Boca e nei prossimi giorni si metterà in viaggio per l'Argentina». Lo ha detto il presidente del Boca Juniors, Daniel Angelici parlando di mercato con alcuni media argentini. «E quanto a Benedetto - ha aggiunto riferendosi al bomber della squadra gialloblù -, il Marsiglia ci ha mandato una nuova proposta che dovremo analizzare: per ora non c'è nulla di definito». È quindi confermato dal massimi dirigente del Boca l'arrivo dell'ex capitano della Roma nella squadra di Buenos Aires per la quale ha sempre manifestato affetto e simpatia. Anche al Boca avrà la maglia numero 16. Intanto nessuno conferma, nel club, che l'accordo con De Rossi prevederebbe una clausola di uscita a gennaio. Nei dintorni della Bombonera sono già comparsi striscioni per il campione del mondo 2006, in italiano ma con un errore visto che a De Rossi si dà il «benvenuto». Daniele ha fatto la sua scelta: diversa, coraggiosa com’è nel Dna del personaggio. La Fiorentina lo aveva a lungo coccolato, gli aveva offerto le chiavi del nuovo progetto targato Commisso ma DDR non se l’è sentita di giocare contro la squadra della sua vita, la Roma. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, dunque: un emigranee alla rovescia. «Ho sempre sognato la Bombonera, il derby con il River». L’ultimo, meritato sfizio di una grande carriera. —

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