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Jason Kubler, la forza di un uomo fragile

Fabrizio Brancoli
Jason Kubler è di Brisbane, Australia. Il suo top ranking è il numero 91 Atp (nel 2018). Ha appena vinto il torneo Challenger di Gatineau, in Québec
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Jason Kubler è di Brisbane, Australia. Il suo top ranking è il numero 91 Atp (nel 2018). Ha appena vinto il torneo Challenger di Gatineau, in Québec

L'australiano è l'emblema della tenacia. Sei interventi chirurgici alle ginocchia, difficoltà economiche, lontananza da casa: ma non si è fermato. È tornato a essere un giocatore professionista, risalendo nella classifica. E ora ha vinto un torneo in Canada

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Jason Kubler ha ventisei anni eppure sembra aver vissuto già più volte. Da juniores qualcuno lo aveva gratificato di un paragone scomodo con Raffael Nadal, per via di quel tennis di pressione, potente e determinato. La seconda vita sportiva per Kubler è arrivata quando la salute gli ha presentato un conto serio: una malformazione a entrambe le ginocchia. Una di quelle cose per le quali, semplicemente, si dice addio all’agonismo. Jason ha subito sei interventi chirurgici. Ha praticamente smesso di giocare, è finito fuori classifica, ha avuto concreti problemi di sostentamento economico. A un certo punto andava avanti dando lezioni di tennis qua e là e intercettando sistemazioni provvisorie. Ma non ha rinunciato a sperare che quel vento cattivo cambiasse.


La terza esistenza sportiva di Jason Kubler è cominciata nel 2018 quando le ginocchia, pur menomate e doloranti, gli hanno concesso una tregua. Fino ad allora era stato costretto a giocare solo su terra rossa, superficie più morbida e meno dannosa per le articolazioni. Ma è anche la superficie meno redditizia per il gioco di Kubler. Per un australiano come lui, giocare solo su terra battuta è come imporre l’aria condizionata a un eschimese. Senza contare le difficoltà logistiche. E i soldi, i maledetti soldi. Sì era adattato ma era un handicap tecnico e finanziario. Quando le ginocchia gli hanno consentito di giocare un po’ anche sul cemento, la musica è cambiata. Jason è risalito fino intorno alla duecentesima posizione Atp, si è qualificato per gli Australian Open e i montepremi hanno iniziato a garantirlo. Era tornato a essere un giocatore professionista.

Domenica 21 luglio, mentre i campioni riposavano dopo Wimbledon e alcuni top players cercavano affermazioni nei tornei da 250mila dollari, Jason Kubler ha aggiunto un passo importante al suo cammino. Ha vinto un Challenger da 54mila dollari a Gatineau, in Canada, non lontano da Ottawa. È la seconda buona notizia in pochi giorni, perché la settimana precedente a Winnetka era giunto in finale, battuto solo da Bradley Klahn. A Gatineau ha fatto percorso netto: cinque vittorie senza cedere un solo set, compresa la finale con il francese Enzo Couacaud (64 64). Quando mi parlano di tenacia e di rifiuto di arrendersi, mi viene in mente Jason Kubler, ginocchia fragili e cuore forte. Ora è numero 189 del mondo, ma è stato anche 91 e insomma chi siamo noi per impedire a uno così di sognare? Tanto non ci permetterebbe di vietarglielo.

 

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