Sicurezza
Oggi il mostro Tourmalet La montagna maledetta che fece grande Bartali
PAU. Come l'Alpe d'Huez, il Mont Ventoux e il Galibier o l'Izoard, il Tourmalet non è solo una montagna, ma una leggenda, una mecca del ciclismo mondiale, una pagina che ogni anno si arricchisce di nuove imprese e di nuovi eroi. Con i suoi oltre 19 km di salita e arrivo a 2.115 metri, immerso nel brullo splendore pirenaico, il Col du Tourmalet si scalerà e segnerà oggi la fine della quattordicesima tappa del Tour, con partenza da Tarbes e arrivo sulla montagna simbolo dopo 117,5 chilometri: una frazione molto breve, ma dallo spettacolo assicurato, vista la durissima salita finale (pendenza media del 7,4% e massima del 10,9), che potrebbe sconvolgere la classifica e decidere già in parte la lotta per la maglia gialla. Il Tourmalet è una delle salite più rappresentative della Grand Boucle,che la contrassegna ormai fin dal lontanissimo 1910. Basti dire che tutti i grandi miti del ciclismo sono passati in cima a questa vetta, come Bartali, Coppi, Merckx e Pantani. 'Ginettacciò sul Tourmalet compì l'impresa della sua vita, nel 1938, in una scalata che egli stesso definì «la salita che mi ha fatto più soffrire»: anche facendo tesoro di quel giorno, Bartali il Tour lo vinse 10 anni dopo. Se il ciclismo ricorda e omaggia i campioni e gli eroi, ha il merito forse di essere l'unico sport a onorare la memoria anche dei luoghi, diventati negli anni simbolo di vittoria, sofferenza, storia. Quelle salite leggendarie si sono trasformate in posti magici e unici dove sport e sofferenza si sono intrecciate in un sol uno con le imprese dei campioni e la natura che li circonda. In passato il Tour ci si è arrampicato ben 74 volte. —
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