NOLE & ROGER
10 Nole l’imbattibile, Nole il computer. Nole che sa coniugare come nessuno strapotere atletico, sagacia tattica e momenti di grande tennis. Romanticamente, Wimbledon aspettava la nona di Roger Federer, alla fine è giusto battere le mani al numero uno del mondo, ma quello che ha fatto lo svizzero, a quasi 38 anni, ha davvero dell’incredibile. Kui sarà identificato per sempre con questo sport, e lo merita.
SERENA HALEP (ROMANIA)
9.Ha detto di essersi ridotta le dimensioni del seno per tornare ai massimi livelli, a vincere un torneo come questo. Ma forse non è soltanto questo, forse dietro la rinascita della romena c’è tanto lavoro, impegno feroce, voglia di tornare la numero uno. Un cammino perfetto, quello di Simona, culminato in una finale quasi irreale per come ha disposto della Williams.
RAFAEL NADAL (SPAGNA)
8 Gli anni volano via, e servono piccoli accorgimenti, trasformazioni più o meno percettibili per restare lassù. Sulla terra, di Rafa ce n’è un solo. Sull’erba la missione del maiorchino era chiara: meno palleggi da fondo campo, cambi di ritmo, discese a rete più frequenti. Arrivato a livello-Federer, qualche limite sulla superficie verde si è visto. Resta comunque una leggenda.
BAUTISTA AGUT (SPAGNA)
7 Beh, la soddisfazione resta: quella di essere stato il primo tra gli umani, dietro gli inarrivabili Fabulous Three. Ci ha provato anche in semifinale con Djokovic, strappando un set al computer serbo ed esibendo un tennis solido, tutto angoli ed accelerazioni. Non più giovanissimo, ma molto affidabile: potrebbe diventare il migliore tra gli outsider.
MATTEO BERRETTINI (ITALIA)
6 Avrebbe meritato anche qualcosa in più, il nostro miglior giocatore sull’erba. Che dopo il trionfo di Stoccarda ha asfaltato uno dopo l’altro Bedene, Baghdatis (toccante il suo addio al tennis con bacio all’erba), e Schwartzman. Contro Federer ha subìto una lezione urbi et orbi, che gli servirà. Intanto salirà numero 17 al mondo, ed ha 23 anni.
SERENA WILLIAMS (USA)
5 Si dirà: ha 37 anni, una gravidanza problematica alle spalle, è arrivata in finale, cosa chiedere di più? Già, ma questa si chiama Serena Williams e, sull’erba, resta la migliore giocatrice al mondo. Ha glamour, fama, il Royal box trepida per lei. E doveva vincere il suo Slam numero 24, eguagliando il record della Court. In finale, invece, la Halep le ha lasciato quattro giochi...
LA NEXT GEN (I GIOVANI)
4 Sono anni, secoli che aspettiamo. Sotto sotto sperando che...non accada. E infatti non accade. La Next gen è in ritardo, e ancora una volta spreca l’occasione per usurpare il trono dei soliti noti. Tsistipas spazzato via da Fabbiano, Aliassime che sull’erba arranca, Shapovalov non pervenuto. Dei ragazzi rampanti, si salva soltanto Berrettini.
NICK KYRGIOS (AUSTRALIA)
3 Un altro bad boy che ha fatto parlare, e molto, i taboloid britannici per le sue imprese fuori dal campo verde. La sera precedente l’incontro con Nadal, poi discretamente giocato, l’australiano non ha nascosto la sua presenza al pub, tra birre e ore piccole. «Non sono come Roger o Rafa, mi piace vivere la mia vita fuori dal tennis», ha detto. Viva la sincerità, ma così il talento si spreca.
L’ORGANIZZAZIONE (IL CASO BIGLIETTI)
2 Anche nel tempio del tennis non tutto funziona sempre come un orologio. Nel giorno degli ottavi di finale, il lunedì in cui tutti scendono in campo, sono rimasti fuori appassionati che avevano tirato fuori anche cifre superiori alle mille sterline. Gente arrivata da ogni angolo del mondo. Colpa di una vendita on line non autorizzata. Figuraccia planetaria, anche se rimborsata.
FABIO FOGNINI (ITALIA)
1 Votaccio non per il cammino nel torneo, comunque mai davvero convincente: ha sofferto con Tiafoe e Fucsovics, e poi si è consegnato al picchiatore Sandgren. No, il votaccio è per la scenata con tanto di maledizioni agli inglesi e al mondo intero. Un numero dieci del mondo deve imparare a convivere con la pressioni, a restare sempre freddo. Solo una multa, è andata bene.
BERNARD TOMIC (GERMANIA)
0 Magari la multa è un pelino eccessiva, ma le regole dell’All England sono chiare: chi non dimostra impegno non è degno di calpestare questi sacri prati. Il tedesco di Stoccarda, 26 anni, nel primo turno contro Tsonga ha mollato in nemmeno un’ora, mettendo a segno solo 7 game. L’atteggiamento non è piaciuto: cinquantamila euro di multa.