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Paltrinieri, la sfida «Mi butto in mare e sogno anche lì»

Giulia Zonca
Paltrinieri, la sfida «Mi butto in mare e sogno anche lì»

Mondiali di nuoto, l’asso del mezzofondo prova l’avventura dei 10 km in acque libere 

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L’INTERVISTA



Yeosu sta per «acqua magnifica» e qui, in Corea, a 80 km da Gwangju, Paltrinieri scoprirà come è profondo il mare. Ha iniziato a corteggiarlo subito dopo l’oro olimpico in vasca: 1500 metri non bastavano più alla sua carriera da campione. Ora, davanti al primo Mondiale con un orizzonte senza corsie, scopre il brivido della libertà. E il coraggio che serve per affrontarla.

Pronto a fare sul serio anche in questa distanza?

«Ho messo un po’ di esperienza dalla mia parte. Sarà un mese impegnativo, dovrò gestire la fatica: 10 km, gara a squadre e poi la piscina, i 1500 e gli 800. Con tutto quello che ho fatto per arrivare qui, secondo me, non c’è da preoccuparsi».

Vuole vincere subito?

«Voglio un posto tra i primi 10 che vale le Olimpiadi e vorrei fare il ritmo come in piscina, è una mia caratteristica, sempre all’attacco, anche se stare davanti dal 1° al 10° km mi sembra complicato. L’errore da evitare è di addormentarsi dietro al passo di qualcun altro».

Quanto è diverso il nuoto di fondo da quello a cui è abituato?

«È un altro mondo. In piscina sono tutti molto agitati, più meticolosi, stressati: si decide sul centesimo. Nel fondo ci sono 300 variabili al minuto e non puoi avere il controllo. Ti devi lasciar andare. Rilassarti, apprezzare... le acque libere».

Il mare aperto sa pure spiazzare.

«Sì, l’ho scoperto subito, al primo approccio: il giorno dopo l’oro ai Giochi del 2016. Ho assaggiato l’acqua di Rio e scoperto all’improvviso una paura bestiale. Ho pensato: ecco, adesso, appena vinta un’Olimpiade, muoio qui».

Il team di Ostia porta sempre facce diverse ai Mondiali. Lei e Detti ci siete sempre. Quanto conta stare insieme?

«Tanto, non è una cavolata questa gruppo è stimolante».

Lei e Detti state lì dai 16 anni.

«Io sono stato due volte in Australia per cambiare aria. So che con Morini come tecnico e lo staff con cui ho un feeling difficile da descrivere, ho quello che mi serve per vincere».

Ha iniziato a lavorare con Morini da adolescente, come è cambiato il vostro rapporto?

«Siamo cresciuti insieme, non abbiamo nemmeno bisogno di parlare per capirci».

A sei mesi di distanza si è fatto un’idea di cosa sia successo la notte in cui hanno sparato al suo compagno Manuel Bortuzzo?

«Non so ancora cosa pensare. Storia assurda. Senza senso. «Manuel ha una forza pazzesca che non mi ha sorpreso. È un guerriero, ha una voglia di vivere che lo spinge sempre oltre». —

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