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L’ansia di Berrettini sbatte sul Dio del tennis

L’ansia di Berrettini sbatte sul Dio del tennis

Nervoso, bloccato, mai in partita: l’effetto del centrale di Wimbledon respinge l’azzurro. Lezione di Federer in soli 73’

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LONDRA. Il maestro Roger Federer dà una lezione di tennis a Matteo Berrettini sul centrale di Wimbledon, conquistando con un netto 3-0 in 74 minuti l'accesso ai quarti di finale del terzo slam stagionale. Lo svizzero, numero 3 del ranking mondiale e numero 2 del tabellone, si è imposto col punteggio di 6-1, 6-2, 6-2 sul romano, n.20 Atp, mai arrivato così avanti nel torneo londinese. Non c’è mai stata partita, con un Berrettini bloccato dalla tensione, mai in grado di mettere in difficoltà il Dio svizzero del tennis. Ecco, in sette punti, i perché di una sconfitta.

1LA TENSIONE

È come se Matteo, sul centrale di Wimbledon, fosse entrato con un frigorifero sulle spalle. Contratto, nervoso, persino frettoloso in qualche scambio che sembrava avesse premura di chiudere per timore delle diavolerie di Federer. Tanti gli errori, elementari dritti mandati a rete o lunghissimi, colpi che in altre occasioni avrebbe recapitato all’incrocio delle righe.

2LA TATTICA

Il ragazzo romano, visibilmente bloccato, negli scambi si è limitato a “tenere”, senza mai riuscire a spostare lo svizzero, che in fin dei conti va per i 38 anni e dunque, sul piano della freschezza atletica, qualcosa dovrebbe pagare. Ma Roger ha corso pochissimo perché aveva sempre lo scambio in mano e mandava comodamente l’azzurro da una parte all’altra del campo.

3IL SERVIZIO

È stato il passaporto di Matteo per il grande tennis, ma nell’occasione più importante ha steccato. Ha messo in campo solo il 38% d i prime, diversi i doppi falli figli della tensione. Federer ha spesso pasteggiato sulla seconda, indirizzando sempre lo scambio come voleva.

4IL CENTRALE

Per un ragazzo che lo scorso anni lottava nei Challenger, l’impatto con il Centre Court, tempio del tennis mondiale, dev’essere psicologicamente devastante. Immaginiamoci poi se si gioca contro un mito. Quelle tribune così imponenti ti fanno sentire un pigmeo anche se, come Berrettini, superi il metro e novanta. Un conto è gestire un match su un campo periferico, un altro dare oil meglio davanti agli occhi del mondo.

5LA LEZIONE DEL RE

Perdere contro Roger Federer, a Wimbledon, ovviamente ci può stare. Perdere così un po’ meno, perché al romano sono mancate le armi per contrastare la perfetta macchina da tennis dell’elvetico. Che, capite le difficoltà psicologiche dell’avversario, gli è saltato alla gola. Variando continuamente il gioco, alternando back affilatissimi e cannonate di dritto, trovando angoli vietati ai comuni mortali. Difficile, battere il re sul suo campo. Ma provarci era un dovere, e Berrettini non lo ha fatto.

6IL RESPIRO

Berrettini, semplicemente, non respirava. Le telecamere lo hanno sorpreso più volte a cercare l’aria, la bocca spalancata, lo stomaco contratto dall’emozione. Lo stesso Federer sembrava essersene accorto e in un paio di occasioni, quando Matteo è scivolato o è stato penalizzato dal nastro, lo ha consolato con uno sguardo e un sorriso dei suoi.

7IL FUTURO

Resta, è ovvio, la stagione fin qui incredibile del ragazzo romano, che si è inerpicato fino al numero 20 del mondo. Resta la vittoria di Stoccarda e il grande cammino di Wimbledon, con i successi su Bedene, Baghdatis e Schwartzman. Resta un futuro da grande giocatore: ieri sera il romano non sarà stato il ragazzo più felice del mondo, ma ha 23 anni e tutto il tempo del mondo davanti. —

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