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"Maledetti" olandesi, ci hanno fregato un'altra volta

Giorgio Billeri
"Maledetti" olandesi, ci hanno fregato un'altra volta

Nelle nostre vite c’è stata più Olanda di quanto possiamo pensare. Ma nello sport la storia cambia: qui la fratellanza, l’amicizia, l’interscambio, l’ammirazione diventa spesso beffa, sberleffo, sgambetto. Sogni che si incendiano e muoiono. Come nelle ultime 48 ore...

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La cantavamo tutti, da ragazzini, quella canzone-spot degli anni ruggenti di Carosello, l’Olandesina della Mira Lanza, introdotta dal faccione rassicurante e dalla voce graffiata di Corrado. E quanto ci piaceva l’altra Olandesina, quel mirabile treccia di brioche che rendeva meno traumatici i nostri risvegli. L’Olandesina era (è) anche una bicicletta pieghevole, leggera, elegante con la quale affrontare il traffico della città. Quanto ci è sempre piaciuta, l’Olanda: alzi la mano chi, da ragazzo, non si è mai regalato il brivido di un weekend ad Amsterdam, scintillante e mitico approdo di libertà, il luogo dove (quasi) tutto era consentito, lontano anni luce dai nostri bigottismi. E poi le dighe, gli infiniti pascoli, Vermeer, Van Gogh, i mulini a vento.

Nelle nostre vite c’è stata più Olanda di quanto possiamo pensare. Ma nello sport la storia cambia: qui la fratellanza, l’amicizia, l’interscambio, l’ammirazione diventa spesso beffa, sberleffo, sgambetto. Sogni che si incendiano e muoiono.

Prendete le ultime 48 ore. Lo sport italiano ha bisogno disperato di imprese, di gioia, di esultanza: in una parola, di vittorie. Abbiamo strappato l’Olimpiade invernale 2026, certo, ma i successi politici scaldano relativamente i cuori della gente: i tifosi vogliono podi e abbracci. E c’eravamo vicini: soprattutto con la nazionale femminile di calcio, fenomeno tipicamente italiano, passato in un amen da risatine di commiserazione a 8 milioni di audience e partite in prima serata. Avessimo vinto quel mondiale il nostro sport, non solo il calcio, avrebbe culturalmente svoltato. Invece sulla strada lastricata d’oro c’era quella maledetta arancia. Quelle valchirie bionde, alte, perfette che (mannaggia) sanno anche giocare bene a pallone. E la loro superiorità atletica, che è nel Dna dei nordeuropei rispetto a noi latini, l’hanno certificata (e come ti sbagli…) con due gol di testa. Hnano fatto piangere le nostre favolose ragazze, che sono tornate a casa mentre loro, alte, bionde, ballavano sotto quella marea orange e andavano a Tokyo 2020, contrariamente a noi.

Si diceva: sì, ma adesso vedrai che la Ferrari…La Rossa, altro caposaldo del viscerale tifo italiano, quest’anno non ha mai vinto. Come l’estate senza granita o la pasta senza sugo di pomodoro. E quindi, siamo saliti tutti stretti stretti sulla monoposto di Charles Leclerc, il predestinato baciato dal talento. Dai, che questa la vinci, parti in pole, hai la macchina che è un missile, la Mercedes per una volta è in ambasce. Cinque giri alla fine, vuoi vedere che stavolta…

No, nemmeno stavolta. Perché le gomme iniziano a cedere e alle spalle si materializza la solita, inevitabile, maledetta ombra arancione che ha le fattezze di un altro ragazzo prodigio, Max Verstappen. Bravo, coraggioso, un pizzico antipatico come tutti gli olandesi che contano. Due tentativi di sorpasso, poi la sportellata del killer, esiziale come i colpi di testa delle ragazze del calcio o i dribbling di Johann Cruyff. Già, lui: il figlio della lavandaia di Amsterdam che, mentre noi ci arrabattavamo con i catenacci e i contropiede, spiegò al mondo le vie del calcio totale. Erano i Beatles del calcio, le donne in ritiro, zero pensieri, giocavano da Dio. Nel 1972, finale di Coppa Campioni a Rotterdam, quell’Ajax e quel semidio distrussero l’Inter: sulle orme del Divino mandarono Oriali, che lo sta ancora cercando. In una finale di Supercoppa Europea troviamo anche un Ajax-Milan 6-0. La ferita più fresca è il colpo dell’Ajax allo Stadium, che ha fattoi piangere la Juve, scippato il sogno Champions e imposto al mondo, ancora una volta, la via delle bollicine applicate al calcio.

Maledetti (sportivamente parlando) olandesi. Ci hanno fregato quasi sempre. Quasi. Perché negli occhi, almeno quello, ci resta il cucchiaio di Totti che scavalca Van Der Sar e ci regala la finale degli Europei  2000. Per giunta, in casa loro. Magari c’è qualcuno che l’Olandesina, quella canzoncina della nostra infanzia, non la fischia più. Questi ci battono sempre….

 

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