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Azzurre, vinta la sfida più importante

Massimo Sesena
Azzurre, vinta la sfida più importante

Il presidente Gravina (finalmente) apre al professionismo. La ct Bertolini: «Orgogliosa di loro»

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Non sembra nemmeno che si stia parlando dello stesso sport. Perché una nazionale italiana di calcio che esce ai quarti di un Mondiale, di solito trova ad accoglierla interi eserciti di saccenti pronti a sparare alzo zero su tutti, dal ct all’ultimo magazziniere della comitiva. Qui, invece la nazionale femminile di Milena Bertolini è come se tornasse dalla Francia con la Coppa tra le mani.

Perché l’impresa c’è tutta: lo dicono – ad esempio – i numero degli ascolti tv. Quelli, per capirci che costituiscono da anni le variabili più importanti nel business-plan del mondo del calcio. Pensiamo solo alle continue guerre per i diritti televisivi. Su quelle variabili si fanno i colpi di mercato per le squadre maschili. Ecco perché sono importanti i risultati “non sportivi” che Gama e compagne portano a casa: gli ascolti tv (fra Rai e Sky Sport Mondiali), anche quelli della sfortunata partita con l’Olanda hanno superato ogni aspettativa. Alle tre di un caldissimo pomeriggio italiano un televisore su due era sintonizzato sulla partita di Valenciennes: sei milioni di spettatori, pari al 44,3% di share. Se non fossero le donne, quei numeri sarebbe soldi sonanti, cash, per il sistema. Ecco perché l’impresa delle azzurre è destinata ad aprire una breccia nel fortino più arroccato e conservatore che lo sport mondiale conosca, quello del calcio italiano. Non a caso, in una intervista alla Gazzetta dello Sport il numero uno della Federcalcio Gabriele Gravina, dopo i distinguo dei giorni precedenti, è stato in pratica costretto a mettere una sorta di firma su un cambio di rotta che non è più rinviabile: «Dal 1° luglio 2020 lo status delle calciatrici cambierà». Non subito, quindi e per gradi, perché dice sempre Gravina «dobbiamo darci una prospettiva dove tutele e status non prescindano dalla sostenibilità». Ed è proprio questa doppia precarietà che rende tutto questo “miracolo” sportivo estremamente fragile. Il movimento del calcio femminile sta crescendo, ma il calcio maschile che in questi decenni non ha badato a spese non è oggi in grado di sopportare l’aggravio di ulteriori oneri: «Oggi – ha detto Gravina – aumentare il carico fiscale sulle società potrebbe indurre a dolorose rinunce». Invero, messa così sembra quasi una nuova dichiarazione di resa. Quel che è certo che – di ritorno dalla onorevole sconfitta in Francia – la squadra azzurra è determinata a varcare il Rubicone di un calcio vecchio e ripiegato su se stesso. «Quello che hanno fatto le ragazze in questi mondiali – ha detto la ct il giorno dopo l’eliminazione – è qualcosa che va oltre il risultato sportivo. Ora meritano il professionismo. È questo il passo obbligato dopo questa impresa. La palla passa a chi ha il potere di cambiare le cose».

Poi Milena racconta il dopo partita, elaborando quel crogiuolo di emozioni che l’hanno accomunata alle sue ragazze: «Non ho dormito – dice – mi sono svegliata mille volte, è normale. Sono orgogliosa del fatto che le ragazze abbiano fatto conoscere il loro calcio a tutti gli italiani, facendoli appassionare».

Ora si torna a casa. Ora scorrono i titoli di corda e i ringraziamenti. Ma quel che conta è che su questo mondo così diverso e divertente nessuno spenga i riflettori. E magari nemmeno le tv. —


 

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