Trasporti
«Al centro c’è il gioco»
Nunziata racconta i segreti del nuovo modello federale
ROMA. Centrocampista di lotta e di governo, negli anni’90 fu fondamentale nella scalata del Padova fino alla massima serie, Carmine Nunziata dal 2012 fa parte della famiglia azzurra; prima nello staff dell’Under 21, dal 2017 come allenatore dell’Under 17, con la quale ha conquistato l’argento agli ultimi due europei, da pochi giorni al timone dell’Under 19, alla guida della quale rimpiazza il toscano Federico Guidi, ormai prossima agli europei di categoria.
Quanto orgoglio c’è nel guidare una rappresentativa azzurra?
«È motivo di grande orgoglio; quando scendi in campo rappresenti un paese intero, e questo ti regala emozioni difficili da descrivere a cominciare da quando senti l’inno nazionale. Rispetto a club anche importanti, in passato ho guidato le giovanili del Milan, le sensazioni sono diverse, la maglia azzurra è la maglia azzurra, non ne esiste una più importante».
Quasi tutte le nazionali adottano una tattica molto offensiva, è un input federale o una semplice casualità?
«Si tratta di un percorso che abbiamo intrapreso 8/9 anni fa con Arrigo Sacchi a coordinatore della nazionali giovanili, e adesso proseguito da Maurizio Viscidi. Un progetto al centro del quale c’è il gioco, e i giocatori di qualità. L’input è praticare un calcio offensivo e tecnico, non tanto secondo un preciso schema di gioco, quanto secondo dei principi ben definiti: il nostro compito è creare un giocatore pensante, che sappia muoversi in campo e leggere le situazioni che si creano in partita. Una scelta di sistema che sta dando ottimi risultati. Non solo, i nostri ragazzi, proprio grazie all’esperienza in nazionale, stanno crescendo benissimo, tanto che molti di loro sono arrivati fino alla nazionale maggiore».
Questo modo di giocare sta suscitando grande interesse nei tifosi
«Questo testimonia la bontà del progetto; il nostro è un calcio che piace, regala risultati ed è basato sui giovani, mix perfetto per regalare visibilità alle nostre rappresentative».
Lei ha condotto anche squadre di club, che differenza c’è con il guidare una nazionale?
«Si tratta di due tipi di lavoro diversi; in un club vivi la quotidianità e lavori con gli stessi giocatori sei giorni su sette, in nazionale devi essere bravo a trasmettere ai calciatori i tuoi principi, i tuoi concetti, in poco tempo. Inoltre, c’è una grande attività di scouting dei giocatori».
Lunedì partirà, con il raduno a Coverciano, la grande avventura della sua Under 19 verso i prossimi europei, quali sono le aspettative?
«Anche se ci mancheranno alcuni giocatori importanti, stiamo parlando di una squadra che ha dei valori e che finora ha fatto benissimo. L’idea è di giocare un europeo da protagonisti, tentando di arrivare fino in fondo, sempre giocando un buon calcio, come nelle corde di questa squadra. Del resto è giocando bene che arrivano i risultati». —
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