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Milena e Sara Gama in coro «Ora il professionismo»

Massimo Sesena
Milena e Sara Gama in coro «Ora il professionismo»

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Il Primo Tricolore della sua città, Reggio Emilia, Milena Bertolini non lo dimentica nemmeno in questo triste epilogo del Mondiale, segno che per lei non era un semplice port-bonheur, semmai qualcosa di cui essere orgogliosa. Come ora, nella sconfitta è orgogliosa della sua nazionale. L’Italia femminile resta tra le prime otto nazionali di questo Mondiale, ma deve dire addio a ulteriori sogni di gloria. La corsa di Gama e compagne si ferma nel caldo torrido di Valenciennes, alla fine di una partita che la governance maschile del calcio mondiale ha voluto a tutti i costi si giocasse in un orario in cui persino gli schiavi moderni, i riders sottopagati si prendono una pausa. Nessuna scusa, anzi tanto orgoglio per le azzurre.

Sara Gama è anche oggi l’emblema di questa Italia. Così strana perché onesta. «Ci dispiace – dice il capitano – le mie sono lacrime di tensione. Abbiamo dato tutto e un attimo si può cedere. Ora nonostante tutto festeggeremo, perché abbiamo fatto uno splendido Mondiale. Peccato aver perso le Olimpiadi, ma abbiamo perso contro un avversario più forte». L’Italia di Milena Bertolini esce a testa altissima da questo Mondiale, e mentre attorno a lei le sue ragazze piangono, lei guarda già oltre: «Le lacrime ci stanno – dice – le emozioni ci devono essere, ma io voglio guardare quello che di importante è stato fatto qui, da queste ragazze eccezionali. Non tanto oggi che, l’avete visto, erano un po’ stanche , quanto per tutta la passione e l’impegno che hanno messo in questa impresa».

Una impresa, quella di Giuliani e compagne, che è anche un lascito. Per lo Sport con la esse maiuscola e per la politica, genericamente intesa. «Il calcio femminile – scandisce Bertolini e il Tricolore sulle spalle dà un tocco di solennità alle sue parole – da ora sarà diverso in Italia. Per chi ha compiti di vertice è arrivato il momento di prendere decisioni: queste ragazze si meritano il professionismo e opportunità diverse».

«Proprio oggi le azzurre hanno giocato contro colleghe che hanno opportunità diverse – ha sottolineato Bertolini – le olandesi sono professioniste, è stata una partita non alla pari da questo punto di vista. Poi noi ci mettiamo quel qualcosa in più». Le fa eco la capitana azzurra: «Ora gli italiani e le italiane ci conoscano, abbiamo dato un esempio a tante bambine e ora serve uno step per riconoscere il professionismo perché è giusto così. Noi abbiamo messo anima, corpo e passione, andando contro tutto e tutti».

Già, ma la partita? Anche ieri, Milena s’è dimostrata un marziano in questo mondo. Potrebbe prendersela con il caldo, con l’arbitro, ma della partita appena persa ha una visione molto chiara: «Nel calcio – dice – devi essere cinica, se non lo sei, se sbagli, alla fine poi rischi che il tuo avversario ne approfitti. Così è stato. Alle ragazze io non ho davvero nulla da rimproverare». —





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