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Mondiali donne, bomber Giacinti: «Mi regalavano le bambole e io ci palleggiavo»

Guido Barella
Mondiali donne, bomber Giacinti: «Mi regalavano le bambole e io ci palleggiavo»

Valentina e la passione per il calcio sbocciata da piccola: «Peccato che non ci sia più mio nonno»

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Semplicemente, Vale. La ragazza che va in curva a Bergamo a vedere l’Atalanta. Che quando gioca alla playstation mette in squadra anche sé stessa, «così posso insultarmi da sola». Che ama Vasco Rossi e il Roberto Benigni di “La vita è bella”. Che tutti paragonano a Pippo Inzaghi, quando invece lei sogna Alvaro Morata. Che a casa ha il labrador Sid che l’aspetta.

La Vale è Valentina Giacinti. È stata lei, martedì a Montpellier, con un suo gol, a mettere sui binari giusti la sfida contro la Cina che ha regalato all’Italia del calcio femminile la conquista dei quarti di finale del Mondiale di Francia, domani alle 15 contro l’Olanda campione d’Europa in carica. «Fare gol è sempre bello. Farlo al Mondiale è stato qualcosa di incredibile. Quando ho visto quella palla lì mi sono detta “la devo buttare dentro”. È difficile descrivere le emozioni che ho provato. Ho sorriso e poi ho anche pianto».

La Vale, bergamasca di Borgo di Terzo, da piccola andava a vedere il papà giocare a calcio e sui quei campi di periferia si è innamorata del pallone. Anzi, di qualsiasi cosa fosse sferica: «Mi regalavano le bambole e io staccavo loro la testa e palleggiavo», ha raccontato una volta in un’intervista. Ma bambola dopo bambola, testa staccata dopo testa staccata è arrivata fino in Nazionale, passando – nonostante comunque abbia solo 25 anni – anche per Seattle, dove comunque si è fatta così amare che oggi, in Francia, c’è una famiglia americana, conosciuta appunto durante quell’esperienza, che la sta seguendo da un mese passo dopo passo: «Dicono di avere solo me come figlia!» racconta la Vale.

«Ho avuto tanti momenti difficili nella mia vita, ma ho sempre reagito con il sorriso. E il calcio mi ha aiutato tantissimo», ha confidato ieri Valentina Giacinti in conferenza stampa. Adesso, però, ad aiutarla c’è, da lassù, nonno Riccardo: «Sto vivendo un momento magico – ha aggiunto – e mi dispiace che non ci sia più il nonno, scomparso da poco, che è stato il mio più grande tifoso. Mi portava agli allenamenti, mi ha seguito, sostenuto, e mi aveva promesso che se fossi andata al Mondiale lui sarebbe venuto. È sempre con me, sarebbe stato tanto orgoglioso di me. Ogni mio successo lo dedico soprattutto a lui. “Potevi farne 4-5 di gol oggi” mi diceva dopo ogni partita, anche quando avevo fatto due gol. Era il suo modo di spronarmi!»

«Nessuno si aspettava un’Italia così – ha aggiunto ieri –. Stiamo vivendo un momento magico e non sto ancora realizzando quello che stiamo facendo. Siamo un po’ stanche, ma questo non vuol dire che non siamo motivate e che non abbiamo voglia di tornare in campo». Intanto però, ieri, le ragazze hanno goduto di una giornata di riposo supplettivo a Valenciennes, dove sono arrivate da Montpellier mercoledì pomeriggio. Le azzurre sono nuovamente all’albergo Royal Hainaut, lo stesso sede del ritiro prima del debutto (vincente) contro l’Australia: così come allora anche le “Matildas” erano ospitate nel medesimo albergo, ora lo stesso accade con le “Oranje”. Ma sabato pomeriggio allo stadio de Hainaut (il nome della regione di cui fa parte Valenciennes: ecco perché tutto lì si chiama così) ci sarà tutto un altro clima. —


 

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