La manifestazione
Il biscotto è servito, ma almeno evitiamo i piagnistei
L’ultima flebile speranza svanisce nella notte di Cesena al cospetto del prevedibile biscotto tra Francia e Romania che danzano a braccetto nelle semifinali dell’Europeo Under 21.
In un Paese normale tutto questo potrebbe scatenare qualche discussione. Da noi no, perché sui nostri campi si è visto di peggio, perché siamo anche il Paese dove l’ex capitano della nazionale, Gigi Buffon, può dire impunemente «meglio due feriti che un morto» per parafrasare con convinzione questi atteggiamenti. Siamo il Paese che ebbe a sorridere nel 1999 di fronte alle immagini di una surreale sfida Venezia-Bari di Serie A decisa in extremis da un gol di Tuta (Venezia) che si trovò a esultare da solo con compagni che lo insultavano mentre gli avversari lo inseguivano per picchiarlo. Era entrato da poco al posto di Recoba e gli era stato detto: «Non fare gol, deve finire 1-1». Scattò l’inchiesta ma i calciatori si misero d’accordo sulle testimonianze e al giudice non restò altro che sentenziare: «Nonostante margini di forti e serie perplessità, non è stato possibile provare l’illecito». Negli anni a seguire partite “strane” a fine stagione se ne sono viste tante. Troppe. Sempre nella più o meno diffusa indifferenza.
Quindi almeno evitiamo i piagnistei: l’Italia è fuori per aver perso contro la modesta Polonia. Su quella partita, sugli atteggiamenti di alcuni giocatori di primo piano, si sono già concentrate le attenzioni dei vertici della Federcalcio, che sull’Europeo giocato in casa avevano puntato molto: le semifinali, e la conseguente qualificazione olimpica, era il minimo sindacale. E quando gli obiettivi non si raggiungono le riflessioni devono evitare indulgenza ma anche di andare oltre gettando il bambino con l’acqua sporca. Al netto di comportamenti inaccettabili (i falli sciocchi di Chiesa, i ritardi agli allenamenti di Kean e Zaniolo, l’arroganza di Cutrone) la qualità della squadra c’è. Non disperdiamola. —
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