Il dolore
SE IL CALCIATORE È UN BIMBO VIZIATO
Si chiamano valori e vengono prima dei colori. Dovrebbero essere a pagina 1 delle “istruzioni per l’uso” in un mondo spesso ancora fin troppo regolato da riti tribali e coglioneria diffusa, fuori e dentro il campo.
E un ct, soprattutto se guida una nazionale giovanile, non è solo un allenatore. Può, anzi deve, essere un educatore. E dunque a Gigi Di Biagio si potranno rimproverare errori di carattere tecnico ma non la scelta di tenere in panchina chi, come l’attaccante Moise Kean, si è presentato in ritardo all’allenamento di rifinitura prima della partita fondamentale contro il Belgio. Kean e Nicolò Zaniolo, l’altro ritardatario, hanno fatto qualcosa di peggio che sbagliare un gol a porta vuota. La maglia azzurra è un privilegio: all’allenamento si arriva dieci minuti prima, sempre.
È una storia di rispetto mancato. Così come per certi comportamenti di Federico Chiesa (potenzialmente un campione), fra simulazioni infantili e falli demenziali come il pestone premeditato su una mano a un rivale a terra infortunato. Cose che sarebbero da espulsione da parte del proprio allenatore ancor prima che dall’arbitro che in Belgio-Italia lo ha graziato.
E purtroppo anche la narrazione spesso è connivente. L’ex arbitro Tiziano Pieri, impiegato come moviolista da Rai Sport, ha mostrato lo stesso coraggio che spesso aveva in campo: vicino allo zero. E nel caso del pestone da rosso diretto ha parlato di ingenuità. E vien da chiedersi perché ci si ostini a utilizzare ex direttori di gara mai affiancati da veri giornalisti. Ai tempi c’erano Carlo Sassi e Bruno Pizzul ed erano come la Cassazione. Poi sono arrivati gli ex arbitri ed è stato il disastro. Con qualche lodevole eccezione, Paolo Casarin su tutti, o sono scarsi o sono ancora troppo legati a quell’ambiente per criticarlo.
E lasciandoli fare si diffonde disinformatija a quelli che amano i sotterfugi e il gioco sporco. Anche sugli spalti. In Nazionale sta dilagando sugli spalti il coro “ooohh merdaaa” a ogni rinvio del portiere avversario, mutuato da una curva fra le peggiori in fatto di trivialità. Ecco, il calcio della Grande Bellezza ben predicato dai ct Roberto Mancini e Milena Bertolini sta dando una grossa mano alla rinascita dell’italico pallone ma l’opera di pulizia deve essere prima di tutto culturale. In campo e fuori. Tutto il resto, vittorie e sconfitte, viene dopo. Molto dopo. —
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